Reazione al PEG del vaccino Covid-19

Test allergici ai farmaci: reazione al PEG del vaccino Covid-19

Considerando che le allergie in Italia sono la terza causa di malattia cronica e che le persone con un’allergia rappresentano oltre il 20% della popolazione (dati Istat), è comprensibile come circa 10 milioni di italiani possano avere dubbi e paure ad avvicinarsi alla vaccinazione contro il Covid-19. Dopo 7 miliardi di vaccinazioni somministrate in tutto il mondo, l’incidenza di anafilassi al vaccino è di 3 casi su un milione.

Il responsabile di queste reazioni allergiche è generalmente il Polietilenglicole 3350, o glicole polietilenico (PEG), presente nei vaccini a mRna (Pfizer e Moderna).

L’unica allergia classificata come rischiosa, e pertanto criterio di esclusione dalla vaccinazione in base alle linee guida internazionali, è quella all’eccipiente del vaccino, una sostanza liquida e farmacologicamente inattiva in cui viene sciolto il farmaco e che ha lo scopo di rendere più facile ed agevole la somministrazione e l’assorbimento da parte dell’organismo. Questo ingrediente additivo è necessario per stabilizzare la molecola del farmaco e la sua quantità nella dose dei vaccini a MRna è microscopica.

Secondo la letteratura internazionale questo eccipiente è la causa principale delle rarissime reazioni anafilattiche al vaccino. Il Peg è presente anche in altri farmaci e rappresenta ad esempio il principale ingrediente di un noto lassativo ampiamente (conosciuto con il nome commerciale di “Movicol”) diffuso in ambito ospedaliero, soprattutto per la pulizia intestinale in preparazione degli esami in endoscopia.

I rischi di reazione allergica grave al vaccino anti-Covid sono dati da:

  • una reazione allergica immediata dopo la prima somministrazione del Vaccino per Covid -19;
  • una storia di allergia ad altri vaccini;
  • una allergia accertata ai conservanti del vaccino per Covid (Polietilenglicole o Polisorbato). Il Polisorbato 80 che generalmente mostra un’allergia crociata con il PEG è contenuto nei preparati di Astrazeneca e Johnson & Johnson.

Per questi soggetti è necessaria una consulenza allergologica per escludere una reale allergia ai conservanti del vaccino anti-Covid.

Le linee guida per quanto concerne la vaccinazione per Covid-19 nei pazienti allergici prevedono un’accurata anamnesi per accertare se si è già assunto farmaci contenenti PEG: in caso di conferma di pregresse allergie il paziente viene invitato a fare una consulenza allergologica. Se dalla consulenza emerge una sospetta allergia ai conservanti dei vaccini per Covid è possibile eseguire dei test cutanei allergologici mirati per il Polietilenglicole (PEG).

Test allergici ai farmaci

I pazienti vengono sottoposti a test allergici cutanei (Prick test) a dosi crescenti. In caso di negatività si può procedere, per ulteriore certezza, a un’iniezione intradermica.

  • Il Prick test consiste nell’applicazione sottocute, sull’avambraccio, di una goccia della soluzione del farmaco, attendendo l’eventuale reazione in un lasso di tempo di 15-30 minuti.
  • Il test intradermico richiede invece l’inoculazione, con siringhe tipo insulina, di una minima quantità di farmaco sospetto, opportunamente diluito, fino alla comparsa di un piccolo pomfo. La reazione positiva al test sarà dimostrata dall’aumento del diametro del pomfo dopo 15-30 minuti. In alcuni casi la reazione si potrebbe però manifestare anche dopo 24-48 ore dall’inoculazione e oltre.

Per eseguire una visita allergologica ed eseguire un test per la diagnosi di allergia ai farmaci prenota allo 0957150323 oppure 3471143326.

Allergia alimentare

Come riconoscere un’allergia alimentare

Cresce il numero degli italiani allergici agli alimenti. Quando si soffre di allergia alimentare il sistema immunitario identifica erroneamente un alimento specifico o una sostanza in esso presente come qualcosa di nocivo (allergene): per neutralizzarlo rilascia quindi anticorpi (immunoglobuline E, note anche come IgE). Potenzialmente qualunque alimento è in grado di indurre allergia, infatti sono stati riportati più di 170 alimenti come causa di reazioni allergiche anche se solo una minoranza di questi è responsabile della maggior parte delle reazioni.

La gravità delle allergie varia da persona a persona e può andare da una lieve irritazione all’anafilassi.

Uno dei primi elementi che può indurre più facilmente a sospettare di un’allergia alimentare è la stretta correlazione tra l’insorgenza dei sintomi e l’ingestione di un alimento. In genere i primi disturbi appaiono dopo pochi minuti, o anche già durante, l’assunzione del cibo. I più comuni sono:

  • bruciore o formicolio alla bocca
  • eruzioni cutanee
  • gonfiore delle labbra, della lingua, della gola, del volto
  • difficoltà a deglutire
  • respiro affannato
  • congestione nasale
  • problemi respiratori
  • mal di pancia, vomito, diarrea
  • vertigini o svenimenti
  • abbondante lacrimazione
  • starnuti ripetuti
  • shock anafilattico (in casi estremi).

Latte, uova, arachidi, pesce, soia e frumento: sono gli alimenti, causa di reazioni allergiche per circa 7% di bambini italiani, cui si aggiungono molluschi, nocciole e frutta con guscio messi al bando dal 3% della popolazione adulta.

Arrivare però a capire con certezza quale, fra questi cibi, sia proprio quello nocivo per l’organismo non è affatto semplice. Perché spesso i pazienti si affidano al ‘fai da te’ o a test inutili (come quelli del capello o della forza muscolare) che non hanno fondamento scientifico, ma costosi in termini economici, di prevenzione e salute.

Non esiste un test standard per confermare o escludere la presenza di una allergia alimentare.

La descrizione dei sintomi, la presenza di allergie alimentari in famiglia, un approfondito esame fisico che porti a escludere o individuare altri problemi aiuteranno il medico nella diagnosi. Indispensabile, sarà poi sottoporre il paziente ai test per le allergie. Tra questi ci sono:

Prick test

È un test cutaneo che prevede l’apposizione sulle braccia del paziente di una goccia dell’estratto degli allergeni che viene successivamente fatta penetrare nella pelle mediante una minima puntura con lancette sterili monouso. Qualora il soggetto sia allergico, nell’arco di 20 minuti comparirà un pomfo nella sede della puntura e il test sarà considerato positivo.

Prick by prick

È un test cutaneo che si basa sull’impiego diretto dell’alimento ritenuto allergizzante. In casi di non disponibilità di un estratto allergenico per l’alimento sospetto o per aumentare la sensibilità del test, può il prick test essere eseguito con alimenti freschi.

Rast test o test di radio-allergo-assorbimento

È un esame del sangue in grado di misurare la risposta del sistema immunitario a determinati alimenti controllando la quantità nel sangue delle immunoglobuline E (o IgE).

Può inoltre essere proposta al paziente anche una “dieta a eliminazione” di alcuni alimenti che, dopo un certo periodo di tempo, verranno reintrodotti uno alla volta, dando la possibilità al medico di collegare la sintomatologia a specifici cibi.

Allergia al nichel solfato

Allergia al nichel solfato: riconoscerla e curarla

Tra tutte le allergie, quella al nichel solfato merita un discorso a parte, sia per la frequenza con cui si manifesta, sia per la sintomatologia diffusa e da ultimo per il fatto che l’allergene può scatenare l’allergia non solo per contatto ma anche per ingestione. Si tratta di reazione immunitaria che si scatena in seguito al contatto con il metallo o all’ingestione del solfato, quando l’organismo non è in grado di tollerarlo.

Il nichel è un metallo altamente resistente all’aria e all’acqua. È presente nel suolo, nell’acqua, nei substrati vegetali in concentrazioni che variano a seconda del terreno, del grado di inquinamento industriale, dei pesticidi o fertilizzanti utilizzati.

Convivere con questa allergia, inizialmente, è molto complicato.

Occorre prestare attenzione ai detergenti utilizzati, sia per il corpo che per la casa, al make-up, alle stoviglie, agli indumenti e al cibo. L’allergia al nichel segue percorsi diversi da quelli dell’allergia ai pollini o agli acari della polvere, manifestando solitamente i propri effetti con azione immunologica ritardata anche di molte ore rispetto al contatto fisico o alimentare con il metallo allergizzante, ciò può giustificare una reazione prodotta da un qualche alimento che magari, in un primo momento, si pensava di aver ben tollerato.

L’allergia al nichel è patologia, oggi, sempre più diffusa. La sua prevalenza nella popolazione generale si aggira intorno al 10-15% con punte fino al 28% nella popolazione femminile.

Si può manifestare come Dermatite Allergica da Contatto (DAC) e/o attraverso un’altra forma patologica definita, già nel 2006, Sindrome Sistemica da Allergia al Nichel (SNAS), caratterizzata da disturbi diffusi a carico di organi e apparati differenti, che possono presentarsi isolatamente o in varia associazione tra di loro. Questi disturbi possono interessare il sistema gastrointestinale (diarrea o stipsi, dolenzia e gonfiore addominale), il sistema respiratorio (asma e/o rinite), l’ambito neurologico (cefalee e/o disturbi neuro-astenici), l’apparato muscolo scheletrico (dolori articolari e muscolari, “fatica cronica”), la pelle (lesioni ulcerative, eruzioni eczematose e pruriginose, orticaria), i vasi sanguigni (vasculiti).

È di fondamentale importanza cercare di evitare il contatto diretto con il nichel. Gli oggetti e le sostanze che lo possono contenere sono:

  • Oggetti di metallo e leghe (bigiotteria, occhiali, orologi, bottoni, cerniere…)
  • Oro bianco, argento (alluminio ed oro giallo sono nichel free)
  • Inchiostri e liquidi per stampanti
  • Colori per vetro e ceramiche
  • Tinture per capelli
  • Coloranti per cuoio e pelli
  • Detersivi
  • Alcune protesi dentali.

Ma come abbiamo in precedenza detto il nichel può dare allergia anche per via orale, il paziente affetto da dermatite da contatto al nichel quando assume cibi particolarmente ricchi di nichel può manifestare una dermatite diffusa, eczematosa, pruriginosa, simile a quella da contatto ma non circoscritta. Ma può anche presentare sintomi gastroenterici (vomito, diarrea, dolori addominali, gonfiore, stipsi, pirosi retro sternale), sintomi respiratori (rinite, asma), e sintomi generali (cefalea, febbre, fibromialgie, artralgie, sindrome da stanchezza cronica).

È essenziale, pertanto, nel soggetto allergico al nichel seguire una dieta particolare, se non priva, perlomeno povera di nichel.

Purtroppo, il Nichel Solfato si trova in numerosi alimenti comuni, che vanno dai cereali come il riso e l’avena a fonti di proteine come fagioli, lenticchie e frutti di mare, passando per alcuni tipi di frutta e di verdura, cioccolato e caffè. A complicare ulteriormente il quadro c’è il fatto che l’acqua potabile può contenere una certa quantità di nichel solfato, e che la cottura di cibi acidi in pentole di acciaio inossidabile può aumentare il contenuto di questo metallo nei cibi stessi. Complessivamente, l’assunzione alimentare media di nichel solfato è di circa 0,3-0,4 mg al giorno, un livello più che sufficiente per provocare sintomi in pazienti sensibili.

Patch test

La diagnosi viene fatta con il patch test ovvero la applicazione di un cerotto sulla pelle contenente nichel che conferma la sensibilizzazione.

In caso di positività all’esame, si procede dapprima con eliminare dalla dieta per un periodo limitato alle 4-6 settimane, gli alimenti contenenti nichel. Se il paziente, da questa dietoterapia, trae significativi benefici sulla sintomatologia si attuerà un test di provocazione specifica con il nichel e solo in caso quest’ultimo risulti positivo si potrà fare una diagnosi di allergia sistemica al nichel, indirizzando poi il paziente ad un trattamento desensibilizzante specifico per via orale con il nichel solfato.

Se sospetti di soffrire di allergia al nichel solfato puoi rivolgerti al nostro studio medico che grazie alla stretta collaborazione tra l’immunologo allergologo e il biologo nutrizionista saprà fornirti un supporto medico specialistico adeguato alla risoluzione dei tuoi problemi di allergia.

Immunoterapia orale desensibilizzazione trattamento allergie alimentari

Immunoterapia orale, o desensibilizzazione, nel trattamento delle allergie alimentari

Arachidi, frutta a guscio, uova, latte, soia, grano e alcuni tipi di pesce. Sono fra i principali allergeni alimentari e circa l’1-2% degli adulti (la percentuale sale fino al 5% in età pediatrica) ha reazioni avverse di natura allergica ad alcuni di questi cibi. Attualmente la gestione standard dell’allergia alimentare prevede la dieta di esclusione e il ricorso ai farmaci di emergenza in caso di reazione avversa. Nonostante una dieta di esclusione rigorosa, si stima che ciascun paziente presenti in media una reazione avversa ogni 1-4 anni, dovuta alla presenza di tracce nascoste di allergene o a fenomeni di contaminazione. Per questo motivo è auspicabile fare ricorso ad approcci terapeutici, che possano curare realmente le allergie alimentari e non semplicemente escludere gli alimenti dalla propria dieta.

Un metodo per rendere l’organismo meno suscettibile ad un dato alimento è la desensibilizzazione, o immunoterapia orale, che consiste nella somministrazione controllata e ripetuta di piccoli quantitativi crescenti dell’allergene.

Al paziente viene fatta ingerire quotidianamente la sostanza allergizzante, partendo da una dose minima (al di sotto della sua soglia di reattività) e progredendo fino al raggiungimento di una porzione normale dell’alimento. I protocolli non sono univoci, possono prevedere un incremento rapido o lento della dose, fino a raggiungere quella di mantenimento quotidiana compresa tra 300 e 4000 mg di proteine. Una volta terminata la terapia, per non perdere la protezione ottenuta il paziente assumerà l’alimento per un periodo variabile tra i 6 mesi e i 5 anni.

L’obiettivo è innalzare la soglia di tolleranza, ridurre il rischio di reazioni gravi in caso di contatto involontario e, in generale, migliorare la qualità di vita.

I vantaggi dell’immunoterapia orale (OIT) sono innegabili: protezione dall’assunzione accidentale dell’alimento; reintegrazione dell’alimento nella dieta normale; risoluzione definitiva dell’allergia. La somministrazione della terapia e il dosaggio degli alimenti devono avvenire sempre sotto stretto controllo medico.

Una volta chiarito di cosa si tratta, di seguito rispondo alle domande che mi vengono maggiormente poste dai pazienti per spiegare in modo chiaro e semplice i benefici dell’immunoterapia orale per le allergie alimentari.

L’immunoterapia orale può trattare tutte le allergie alimentari?

Fino ad oggi è stata applicata con successo alle allergie alle noci, alle arachidi, al sesamo, alla soia, alle leguminose, ad alcuni cereali (orzo, grano, segale), al latte, alle uova e ai gamberi. Sfortunatamente, non è stata applicata con successo alle allergie a frutta e verdura, a causa della scarsa concentrazione di proteine di questi alimenti.

Esistono altre terapie per le allergie alimentari?

Sì, ci sono diversi approcci terapeutici alle allergie alimentari. L’immunoterapia cutanea (EPIT) prevede l’applicazione di un piccolo patch sulla cute che rilascia l’allergene e viene sostituito circa ogni 24 h. È stata studiata per il trattamento delle allergie al latte e alle arachidi e si è dimostrata efficace soprattutto nei bambini più piccoli. L’impiego dell’Immunoterapia sottocutanea (SCIT) con iniezioni di estratto allergenico è limitato dall’alto rischio di reazioni avverse gravi. La terapia biologica con omalizumab, un anticorpo monoclonale umanizzato di classe IgG1, negli ultimi anni è stata applicata, in aggiunta all’OIT, anche nella terapia delle allergie alimentari. Una novità per il trattamento dell’allergia all’arachide è il vaccino a DNA. ASP0892 (ARA LAMP Vax), un vaccino multivalente (Ara h1, h2, h3) per cui è in corso uno studio per valutare il profilo di sicurezza e la tollerabilità. La ricerca nel campo della terapia per l’allergia alimentare è in rapida espansione, come testimoniato dai molteplici trial clinici in corso. In ogni caso è sempre opportuno identificare i soggetti con una più alta probabilità di allergia persistente e selezionare la terapia più adatta. Ad oggi, però, l’OIT ha mostrato i risultati più promettenti in termini di efficacia e sicurezza.

A quali età è possibile iniziare la desensibilizzazione?

Ogni soggetto dovrà valutare il proprio caso con l’allergologo. Le linee guida EAACI (European Academy of Allergy and Clinical Immunology) consigliano di considerare l’impiego dell’OIT per le forme persistenti di allergia alimentare al latte, all’uovo e all’arachide nei bambini a partire dall’età di 4-5 anni. I trial condotti hanno evidenziato che la maggior parte dei soggetti trattati raggiunge la desensibilizzazione, mentre la tolleranza o “post desensitization effectiveness”, ossia la possibilità di assumere l’alimento senza presentare reazioni avverse, dopo un periodo in cui il soggetto non sia stato esposto all’allergene, è meno comune. Nel caso di allergie alle uova e alle arachidi, dopo 4 o 5 anni di trattamento, il 50% dei soggetti può considerarsi guarito dall’allergia (non ha più bisogno di assumere quotidianamente le dosi dell’alimento). La percentuale di successo sale all’80% quando i soggetti iniziano la desensibilizzazione tra i 9 e i 36 mesi di età.

Si possono verificare delle complicazioni?

Chi inizia il trattamento di immunoterapia orale può riportare inizialmente delle reazioni allergiche, anche se lievi, come prurito alla bocca e disturbi gastrici. Raramente è stato necessario intervenire con dosi di adrenalina. Il 2,7% dei pazienti ha reagito con un’infiammazione cronica dell’esofago (con difficoltà di deglutizione), che si è risolta sospendendo il trattamento di desensibilizzazione. Per tutti questi motivi, un percorso del genere deve essere effettuato solo in centri allergologici specializzati nei trattamenti desensibilizzanti e sotto il controllo di personale medico esperto, mentre sono assolutamente da evitare i tentativi fai da te!

Allergia agli acari

Allergia agli acari della polvere: cosa sapere e cosa fare per prevenirne i sintomi

Invisibile a occhio nudo, l’acaro abita la Terra da quasi 300 milioni di anni e più di recente ha colonizzato le nostre abitazioni dove prolifera indisturbato tra la polvere e, dunque, si trova dappertutto: materassi, tappeti, divani, coperte.

Acari

È un allergene “perenne”, tra i più temuti e fastidiosi, responsabile della maggior parte dei casi di allergia respiratoria e cutanea.

A differenza di altre allergie comuni, essa non colpisce solamente durante una specifica stagione, e per questo motivo chi ne è colpito si trova a fronteggiarla, con alti e bassi, per tutto l’anno (anche se va detto che durante la stagioni fredde il riscaldamento delle case e l’areazione limitata rendono questa allergia più diffusa).

Studi recenti hanno affermato che gli acari, comunemente presenti nei nostri ambienti domestici, sono responsabili per circa il 75% delle allergie a carico dell’apparato respiratorio.

Ovviamente la causa dell’allergia agli acari sono gli stessi artropodi presenti pressoché ovunque nei nostri appartamenti, grazie al clima caldo e umido tipico delle nostre abitazioni moderne. Questo non significa però che l’allergia sia causata da delle punture o da dei morsi di acaro. Niente affatto: gli allergeni, in questo caso, sono dei particolari enzimi presenti nelle feci dell’acaro. Queste ultime sono parte integrante della polvere che si deposita nella nostra casa e, una volta respirate (per una folata d’aria, o semplicemente per aver ‘alzato’ della polvere dal letto nell’atto di sdraiarsi) danno il via alla reazione allergica.

Maggiore è il tasso di umidità e maggiori sono le temperature, più alto sarà, probabilmente, il numero di acari presenti in casa.

Bambini allergia polline

Sono i bambini le vittime preferite dagli acari. L’allergia agli acari non solo è la più comune, ma anche la più precoce ed infatti si può riscontrare già nei primi anni di vita.

Si manifesta soprattutto con sintomi nasali, quali il naso chiuso, gli starnuti, il naso che cola ed il prurito nasale, che infastidiscono il bambino soprattutto nell’ambiente domestico ed in particolare nella camera da letto, dove possono essere presenti anche peluche, tappeti e giocattoli. La sintomatologia può variare anche considerevolmente da soggetto a soggetto. In alcuni casi particolarmente lievi ci si limita a degli starnuti e ad una leggera ostruzione nasale, mentre in altre situazioni a questi primi sintomi si vanno a sommare rinite, asma, lacrimazione, prurito al naso e al palato, arrossamento degli occhi, malessere generale e debolezza, oppressione toracica, disturbi del sonno e, in situazioni particolari, eruzioni cutanee ed eczemi.

Come riconoscerla?

Una leggera allergia agli acari potrebbe essere confusa, in un primo momento, con un semplice raffreddore. Laddove non curata, però, l’allergia dura molto più di un raffreddore, ma non è tutto qui: a distinguere l’allergia vi è anche il suo andamento altalenante, con dei picchi nei momenti in cui ci si trova in ambienti chiusi e con uno scarso ricambio d’aria.

Allergia ai pollini

Allergia ai pollini, 10 consigli utili

L’allergia ai pollini è tra le principali cause di allergia stagionale ed è causata dalla presenza di pollini nell’aria. L’allergia ai pollini o pollinosi è una reazione spropositata del sistema immunitario dovuta alla presenza di antigeni che si trovano sui pollini prodotti dalle piante. L’attivazione delle imunoglobuline (le immunoglobuline di tipo E, denominate IgE) provoca un processo infiammatorio delle mucose, dovuta alla produzione di istamina.

La reazione allergica è un processo che si sviluppa sostanzialmente in due fasi:

  1. La prima fase è il processo di sensibilizzazione: il sistema immunitario dell’organismo identifica erroneamente una sostanza innocua nell’aria (allergene) come qualcosa di dannoso e, quindi, inizia a produrre anticorpi per neutralizzarla.
  2. La seconda fase è la reazione immunitaria all’allergene: quando l’allergene entra di nuovo in contatto con l’organismo viene immediatamente riconosciuto come dannoso dagli anticorpi prodotti nella prima fase. Il sistema immunitario attiva così una serie di reazioni di allarme attivando tutti organi deputati alla difesa (naso, occhi, gola, etc.).

L’allergia al polline, anche detta raffreddore da fieno, si scatena in maniera repentina dopo l’esposizione all’allergene.

In questo tipo di allergie si può osservare una certa ricorrenza, legata alla stagionalità e al ciclo delle piante, che producono e immettono nell’ambiente grandi quantità di polline. Alcuni soggetti possono essere allergici a più tipi di pollini, prodotti in vari periodi dell’anno, e quindi soffrire di allergia costantemente.

I pollini sono piccole particelle rilasciate nell’aria dalle piante, che giungono a contatto con le mucose attraverso l’aria inspirata.

Il polline è il mezzo con cui le piante si riproducono. Queste particelle vengono rilasciate nell’aria affinché si depositino su altre piante, nel terreno o sulla pianta stessa che li rilascia per avviare il processo di riproduzione. I pollini che più facilmente scatenano reazioni allergiche sono quelli appartenenti a piante senza fiori, come le graminacee e le platanacee. Spesso questi pollini si ritrovano a chilometri e chilometri di distanza dalla pianta che li ha prodotti e per questo è molto difficile cercare di evitarne il contatto.

L’allergia ai pollini ha un andamento stagionale, poiché ogni pianta ha il suo periodo di produzione.

Il bollettino dei pollini può aiutare i soggetti allergici, conoscendo l’allergene che scatena le crisi, ad evitare quanto più è possibile l’esposizione all’agente allergico. In Italia la stagione di produzione dei pollini comprende nella massima parte i mesi da marzo ad ottobre, con un’alternanza nella presenza dei diversi pollini.

Le allergie stagionali da pollinosi sono scatenati da:

  • pollini degli alberi, che generalmente fioriscono in primavera;
  • pollini dell’erba, comuni nella tarda primavera e nell’estate;
  • pollini delle erbacce, comuni in autunno;
  • spore di funghi e muffe, la cui concentrazione può aumentare durante i mesi caldi.

L’allergia al polline può avere come conseguenza la rinite allergica e l’asma allergica. I sintomi più comuni dell’allergia al polline sono:

  • Congestione nasale
  • Naso gocciolante
  • Lacrimazione degli occhi
  • Starnuti
  • Prurito al naso, agli occhi e alla bocca
  • Prurito alla gola
  • Tosse continua
  • Congiuntivite
  • Gonfiore agli occhi
  • Riduzione del senso dell’olfatto e del gusto

Meno comuni sono alcuni sintomi più gravi, come quelli caratteristici dell’asma, che comportano difficoltà respiratorie gravi e, raramente, shock anafilattico.

Il miglior trattamento per l’allergia ai pollini è evitare le sostanze che provocano la reazione allergica. Ecco alcuni consigli utili che aiutano a gestire l’allergia ai pollini:

  1. In presenza di sintomatologia che possa far sospettare un’allergia respiratoria, la prima cosa da fare è rivolgersi al medico curante e/o allo specialista per la corretta diagnosi e l’identificazione dell’allergene (o degli allergeni) a cui si è sensibilizzati, per stabilire un corretto programma preventivo-terapeutico da mettere in atto prima dell’inizio della stagione pollinica.
  2. Consultare i calendari pollinici per conoscere il periodo di fioritura delle piante responsabili delle manifestazioni allergiche o i bollettini dei pollini per conoscere effettivamente quali e quanti pollini siano diffusi nell’aria.
  3. Prima di scegliere la località e i periodi per le vacanze, è opportuno informarsi sull’eventuale presenza di allergeni. Nella fase acuta dell’allergia possono essere anche consigliati, quando è possibile, brevi soggiorni in clima marino durante il periodo della pollinazione, dato che al mare la concentrazione atmosferica dei pollini è relativamente bassa.
  4. Durante i periodi di pollinazione evitare le uscite e le attività all’aperto nelle ore di maggiore concentrazione pollinica, preferendo le uscite in prima mattina o tarda serata.
  5. Tra le 10 e le 16, periodo di maggior concentrazione di pollini, tenere chiuse le finestre e i finestrini dell’auto ed evitare attività all’aperto o passeggiate in campagna.
  6. Non passeggiare in campi, prati o giardini in cui l’erba è stata tagliata da poco.
  7. In casa e in ufficio, se possibile, usare condizionatori d’aria o generatori di anioni, che abbassano la concentrazione di pollini. Per ridurre gli allergeni, fare attenzione alla pulizia della casa e ricorrere eventualmente ad un aspirapolvere dotato di filtro HEPA.
  8. Se l’auto ha l’aria condizionata, installare un filtro antipolline (da pulire spesso e sostituire ad ogni tagliando).
  9. Usare appropriate mascherine anti-polvere durante i lavori all’aperto. Nei periodi di massima pollinazione, evitare di dedicarsi a lavori di giardinaggio.
  10. Lavare con più frequenza i capelli, in quanto i pollini presenti nell’aria possono finire tra i capelli e poi depositarsi sul cuscino durante il sonno.
Asma allergica bambini

7 consigli utili per chi soffre di asma allergica

Forse non tutti sanno che l’asma è la più diffusa malattia cronica fra i bambini ma non solo, infatti secondo l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) le persone che ne soffrono si aggirano sui trecento milioni e l’80% dei casi di asma sono causati dall’allergia.

L’asma allergica si manifesta in seguito ad una catena di eventi biologici successivi al legame tra la sostanza allergizzante con le immunoglobuline presenti sui mastociti della mucosa bronchiale dei soggetti allergici. Questo legame provoca la liberazione di sostanze infiammatorie come istamina, leucotrieni e citochine che inducono la contrazione della muscolatura bronchiale. La riduzione del calibro dei bronchi comporta delle difficoltà respiratorie che si manifestano con il caratteristico respiro sibilante, oppressione toracica e tosse.

L’asma allergica è il più comune tipo di asma e la primavera è il periodo dell’anno in cui si presenta con maggiore insistenza.

Gli stessi allergeni che determinano i sintomi di un attacco allergico possono anche provocare brutti attacchi d’asma. I fastidi appaiono quando si entra in contatto con gli allergeni (come i pollini, gli acari della polvere, la muffa, ecc.) e sono gli stessi che riguardano una “comune” allergia:

  • tosse (soprattutto di notte);
  • respiro affannoso (anche con presenza di un ‘fischio’);
  • fiato corto;
  • respiro rapido;
  • senso di occlusione al petto.

Nel caso di un bambino, però, può essere estremamente difficile diagnosticare l’asma allergica. Diventa fondamentale che i genitori dicano al pediatra se qualcuno della famiglia soffra di una particolare allergia (come la febbre da fieno o l’orticaria). Inoltre, per una diagnosi certa sono essenziali le somministrazioni di test cutanei o del sangue per capire se il bambino abbia allergie che possono scatenare sintomi asmatici (test che possono essere effettuati a qualsiasi età).

Una volta effettuati i dovuti test medici per individuare gli allergeni e per fare uso di farmaci ad hoc, ecco alcuni suggerimenti per diminuire le possibilità di un attacco di asma allergica:

Asma allergica - filtri climatizzatore pulitiC’è sentore di essere nel momento clou dei pollini nell’aria? Se si può, bisogna stare a casa e tenere le finestre chiuse. Fa caldo? Allora si può accendere il condizionatore ma occorre accertarsi che il filtro dell’aria sia pulito.

Asma allergica - lavare tessutiAttenzione ai tessuti e ai tappeti che attraggono gli acari della polvere. Lavare, quindi, spesso le lenzuola e le fodere dei cuscini, almeno una volta alla settimana e in acqua calda.

Asma allergica - peluche lavabiliAi bambini comprare peluche che siano lavabili.

Asma allergica - attenzione all'umiditàControllare l’umidità in casa: la soglia oltre la quale si scatenano più reazioni è del 40%. In questo caso, quindi, meglio usare dei deumidificatori perché l’aria secca rallenta la crescita di muffe e la riproduzione degli scarafaggi e degli acari della polvere.

Asma allergica - lavare spesso cani e gattiL’allergia è nei confronti degli animali domestici? Ove possibile, tenere gli amici a quattro zampe all’aperto o almeno evitare che entrino nella stanza in cui si dorme. Lavare almeno una volta alla settimana il cane o il gatto (non esiste una razza che crea più attacchi allergici di altri).

Asma allergica - mantenere pulita la casaMantenere pulita la casa, soprattutto la cucina e il bagno, così da evitare muffa e acari. Le briciole, poi, vanno sempre tolte dal pavimento e dal tavolo.

Asma allergica - trascorrere più tempo in montagnaUno dei consigli per mitigare gli effetti delle allergie respiratorie è trascorrere del tempo in montagna, preferibilmente in alta quota.

Allergie respiratorie

Che cosa sono le allergie respiratorie

Le allergie respiratorie sono malattie infiammatorie delle vie aeree (naso, bronchi), scatenate dalla inalazione di sostanze che giungono a contatto delle vie aeree. Ciò si verifica solo nelle persone sensibilizzate nei confronti di alcune delle molecole (allergeni) contenute in tali sostanze.

L’allergia è causata da alcune molecole (allergeni) contenute in differenti sostanze volatili che sono presenti nell’aria, invisibili ad occhio nudo.

Gli allergeni stimolano il sistema immunitario, che negli individui predisposti (indicati come “atopici”) produce immunoglobuline di classe E (IgE) in grado di legarsi specificamente alle molecole allergeniche. Una volta che sia avvenuta questa fase di sensibilizzazione, il successivo incontro tra le IgE e il rispettivo allergene innesca la liberazione di sostanze che provocano i sintomi clinici. La più citata di queste sostanze è l’istamina (ma non è l’unica).

Gli allergeni che scatenano questa risposta generalmente sono pollini, polvere, spore, acari e derivati epidermici degli animali domestici (per esempio i peli).

A seconda del tipo di allergene, le manifestazioni cliniche vengono classificate in stagionali e perenni, per cui:

  • sono intermittenti, ossia stagionali, le allergie ai pollini e alle spore, che possono presentarsi più volte nel corso dell’anno a seconda della produzione di polline ciclica delle piante e durano meno di quattro giorni o comunque meno di quattro settimane.
  • sono perenni le allergie agli acari della polvere e ai derivati di animali domestici quando durano per più di quattro giorni a settimana o comunque per oltre quattro settimane.

In Europa e nel mondo, le allergie respiratorie sono in costante aumento e le più comuni manifestazioni allergiche sono rappresentate da rinite, congiuntivite e asma bronchiale.

  • La rinite allergica, detta anche “raffreddore da fieno”, è caratterizzata da frequenti starnuti e prurito a livello del naso. Può manifestarsi in particolari periodi dell’anno a causa dei pollini oppure persistere tutto l’anno se la causa scatenante sono gli acari della polvere o un animale domestico.
  • La congiuntivite allergica si accompagna di frequente alla rinite allergica e come segni e sintomi principali comporta rossore agli occhi, forte prurito e lacrimazione.
  • L’asma bronchiale è una malattia infiammatoria cronica dei bronchi che nei soggetti allergici a pollini, muffe e acari della polvere si manifesta con difficoltà respiratoria e respiro sibilante in presenza dell’allergene a cui si è sensibili. Come la rinite allergica, anche l’asma bronchiale allergico può essere stagionale o perenne.

La causa principale che scatena un’allergia respiratoria è l’esposizione del soggetto allergico all’allergene, che sia un certo tipo di polline nel caso delle allergie ai pollini oppure gli acari o il pelo di animale. La permanenza in ambienti ricchi di pollini o l’abbassamento delle difese immunitarie contribuiscono allo sviluppo di allergie anche in individui non predisposti. L’allergia, inoltre, può comparire a ogni età anche influenzata da un certo grado di familiarità e da una predisposizione genetica. Si stima, infatti, che soggetti con uno o entrambi i genitori allergici abbiano un rischio rispettivamente pari al 30% e al 60-80% di sviluppare un’allergia nel corso della vita, contro il 10-15% di probabilità di rischio di un soggetto con genitori non allergici.

Tra le cause delle allergie respiratorie si annoverano sicuramente i cambiamenti climatici e l’aumento delle temperature che comportano impollinazioni più prolungate delle specie allergeniche e conseguente migrazione dei pollini.

Anche il fumo e l’inquinamento atmosferico favorirebbero la rinite allergica, tant’è che la percentuale di soggetti allergici sarebbe maggiore nei pressi di vie ad alta percorrenza rispetto alle zone rurali, come pure alcune tipologie di abitazioni che quando non consentono un soddisfacente ricambio di aria negli appartamenti favoriscono il proliferare delle muffe degli acari della polvere.

In caso di allergia respiratoria i sintomi principali sono:

  • rinorrea raffreddore, naso “che gocciola”
  • starnuti
  • prurito
  • ostruzione nasale
  • infiammazione delle mucose
  • prurito e lacrimazione degli occhi
  • tosse continua

Possono però manifestarsi anche sintomi più pesanti, come difficoltà respiratoria grave, e in rari casi, nonostante nella maggior parte delle dei soggetti le allergie non diano luogo a gravi conseguenze, la reazione può essere tale da indurre uno shock anafilattico.

In presenza di una sintomatologia che possa far sospettare un’allergia respiratoria è necessario rivolgersi al proprio medico o all’allergologo per una diagnosi corretta e per l’identificazione dell’allergene o degli allergeni ai quali si è sensibilizzati. In caso di esito positivo il medico potrà stabilire un programma a scopo preventivo o terapeutico da mettere in atto, per esempio, prima dell’inizio della stagione dei pollini.

Un’anamnesi del paziente e della sua famiglia è il primo passo per una diagnosi nel caso si sospetti un’allergia respiratoria. Utile è anche un’analisi delle abitudini e degli stili di vita del paziente, nonché della situazione ambientale a cui il paziente è esposto.

La diagnostica allergologica vera e propria si avvale di diversi esami tra i quali i riscontri obiettivi cutanei e sierologici.

  • prick-test, un test cutaneo che si esegue “graffiando” o iniettando estratti di vari tipi di allergeni in un lembo di pelle dell’avambraccio che risponderà visivamente con una reazione simile al pomfo di una puntura di zanzara in corrispondenza della puntura.
  • ricerca delle IgE specifiche nel siero con un semplice esame del sangue.

Il modo migliore per prevenire un’allergia respiratoria è quello di evitare il più possibile di entrare in contatto con l’allergene.

Naturalmente, questo è facile in taluni casi e più complicato in altri: in caso di allergia ai pollini, infatti, la soluzione sarebbe rimanere chiusi in casa senza aprire porte e finestre per tutta la durata della migrazione dei pollini. In caso di allergia conclamata, alcuni farmaci da banco (decongestionanti, antistaminici e corticosteroidi nasali) possono aiutare a mitigare i sintomi. In caso di allergie più gravi, quando i sintomi perdurano per periodi di tempo lunghi, l’immunoterapia con iniezioni di allergene diluito a concentrazioni crescenti, fa sì che l’organismo si abitui e via via riduca la risposta immunitaria che scatena l’allergia.

I test per le allergie

I test per le allergie: quali sono e come si eseguono

Sono milioni gli italiani soggetti ad allergie: alcuni sottovalutano questa condizione perché i loro sintomi sono piuttosto lievi e non incidono fortemente sulla loro vita quotidiana; altri, purtroppo, sperimentano una condizione invalidante, perché costretti a casa o impediti nell’attività lavorativa o nelle relazioni sociali da riniti allergiche e crisi d’asma, da eczemi e dermatiti. Sono soprattutto i pazienti appartenenti a questa seconda categoria che necessitano del consulto di uno specialista allergologo che possa aiutarli a risolvere i problemi legati alle crisi allergiche.

Il primo passo verso la diagnosi di allergia è sempre il colloquio con il paziente.

L’allergologo cercherà di capire, durante il colloquio, i sintomi della reazione allergica, la loro intensità, la loro frequenza, ma anche in quali occasioni essi si presentano, indagando la vita familiare del paziente, la presenza eventuale di animali domestici in casa, abitudini alimentari e stili di vita. Il passo successivo consiste nella conferma della condizione allergica e nella ricerca dell’allergene che scatena la crisi.

I due tipi di esami che solitamente vengono condotti per accertarsi della presenza di un’allergia in corso sono i test cutanei e gli esami del sangue.

Tutti possono effettuare test allergologici, adulti e bambini: sarà l’allergologo a decidere quale test è più adeguato all’età e al tipo di allergia sospettata nel paziente, alla sua storia familiare e alla sua storia clinica. Per quanto riguarda i rischi, ogni test allergologico può, potenzialmente, comportare rischi minimi, ma i test cutanei sono piuttosto sicuri. Soltanto in rari casi può verificarsi uno shock anafilattico.

I test cutanei sono di due tipi: il test percutaneo e il test intracutaneo.

  • In un test percutaneo, i sospetti allergeni vengono strofinati o inseriti in una piccola incisione sulla pelle del paziente, solitamente quella dell’avambraccio: il test è condotto per più allergeni contemporaneamente e reazioni quali gonfiore moderato e arrossamento rivelano la reazione agli allergeni presi in considerazione.
  • In un test intracutaneo, invece, l’allergene viene iniettato direttamente sottopelle: si tratta di un esame molto più sensibile e che, per questo motivo, potrebbe anche dare risultati falsati o produrre reazioni sistemiche.

In genere i test cutanei non provocano problemi e non sono dolorosi, anche se un piccolo fastidio può essere avvertito per il trattamento della pelle nei luoghi di iniezione e di strofinatura. Il grande vantaggio dei test cutanei è l’immediatezza dei risultati, che giungono dopo circa 20 minuti dall’inizio del test. Bisogna, però, aspettare almeno altri 30 minuti per osservare eventuali reazioni più forti all’allergene, soprattutto se si è effettuato un test intracutaneo. Talvolta possono presentarsi reazioni ritardate, che tendono a scomparire dopo circa 24-48 ore. In questo caso, però, bisogna comunque comunicarlo al medico.

L’esame del sangue è principalmente volto alla ricerca, nel circolo sanguigno, di anticorpi agli allergeni specifici.

Solitamente si effettua un test chiamato RAST (RadioAllergoSorbent Test, cioè test radioallergoassorbente) che cerca la quantità di IgE nel sangue in circolo: la presenza di immunoglobuline E è la conferma di una reazione allergica in atto.

Altri test effettuati sul sangue cercano la quantità di immunoglobuline (elettroforesi sierica) e la quantità di eosinofili (un aumento di eosinofili è un altro indizio a favore di un’allergia in atto).

A differenza dei test cutanei, i risultati dell’esame del sangue richiedono diversi giorni di lavorazione perché il campione di sangue deve essere inviato in un laboratorio specialistico per essere analizzato e i risultati inviati al medico che ha effettuato il prelievo.

Vanno menzionati anche altri due tipi di test: il test di provocazione e il test di eliminazione.

Il primo implica l’esposizione del paziente al sospetto allergene, sempre sotto stretto controllo medico, in quanto questo esame potrebbe provocare una reazione severa, se non addirittura uno shock anafilattico. Il secondo tipo di esame, invece, consiste nell’eliminare (soprattutto quando si tratta di allergie alimentari, ma anche nei casi di allergie agli animali domestici) per varie settimane la fonte che scatena l’allergia per provare e avere conferma che sia proprio quello l’allergene che provoca la crisi. L’esame va effettuato in più sedute, anche perché dovrebbe essere condotto senza che il paziente sappia della sospensione di questo allergene, pena il condizionamento psicologico.

Immunoterapia specifica spiegata a un bambino

L’immunoterapia specifica spiegata a un bambino

L’immunoterapia specifica o immunoterapia allergene specifica, volgarmente chiamato anche Vaccino antiallergico, è al momento secondo le linee guida internazionali EAACI, il trattamento d’elezione per almeno più della metà dei pazienti con problemi allergici.

Ma perché viene sempre meno usata? È la domanda a cui personalmente non riesco a rispondere, mi capita spesso di visitare pazienti che hanno già effettuato tutte le indagini da effettuare e poi l’unica terapia prescritta è: antistaminico, antileucotrienico, cortisonici, ecc.…

E la domanda che mi sovviene quando li visito è: «Ma perché?» Perché non dare una chance terapeutica a questo paziente? Perché non aiutarlo a stare meglio e vivere la sua vita senza i disturbi propri della patologia allergica che molto spesso diventano invalidanti? È un problema di costo? È un problema di responsabilità medica? Non riusciamo a comunicare correttamente al paziente quali sono i passi corretti da effettuare? Non riusciamo a selezionare correttamente il paziente? E con tutta onestà vi dico che dopo molti anni che faccio questo lavoro non ho ancora trovato la risposta.

E poi navigo ulteriormente con la mente e mi chiedo:

«È forse il mio percorso di studi all’estero che mi fa ragionare in maniera diversa? È forse l’educazione scientifica datami da mio padre che mi fa pensare in maniera diversa? O è semplicemente la vocazione di fare il medico per vedere il paziente guarire che mi guida a fare determinate scelte?»

Forse le risposte stanno proprio in queste domande.

Amo fare il mio lavoro e lo faccio con passione, amo studiare per offrire al paziente la migliore terapia possibile adeguata alla sua patologia, non mi fermo davanti alle avversità ma anzi mi impegno a combatterle ed è proprio questo che mi aiuta quotidianamente a vivere una vita serena.

Torniamo a noi, chi conosce il nostro studio sa che ad ogni visita al paziente allergico viene proposta l’immunoterapia specifica, oggi vorrei parlarvene un po’, con parole semplici per spiegarne il meccanismo e i risultati.

Immunoterapia consiste nell’esporre la persona a quantità sempre maggiori di allergene nel tentativo di modificare la risposta del sistema immunitario [1].

Varie meta-analisi hanno concluso come l’immunoterapia specifica sia efficace nel trattamento della rinite allergica nei bambini e negli adulti [4][5] e nell’asma [2][6]. Si è dimostrata efficace anche nei casi di poliallergia o di reattività crociata. I benefici possono durare per anni dopo che il trattamento è stato interrotto [6]. È generalmente sicuro ed efficace per la rinite allergica, congiuntivite allergica, forme allergiche di asma e l’allergia alle punture di insetti. L’immunoterapia specifica non è raccomandata come trattamento stand-alone per l’asma o per le allergie alimentari [6].

Gli effetti collaterali durante il trattamento sono generalmente lievi e locali e di solito possono essere eliminati regolando il dosaggio. L’anafilassi si è verificata in rare occasioni.

Scoperta da Leonard Noon e John Freeman agli inizi del Novecento, l’immunoterapia specifica è l’unica terapia nota per affrontare non solo i sintomi, ma anche le cause delle allergie. Una diagnosi dettagliata è necessaria per individuare gli allergeni coinvolti.

Meccanismo d’azione

L’obiettivo della immunoterapia specifica è di indurre la desensibilizzazione o la tolleranza all’allergene riducendo la sua capacità di attivare la produzione di IgE. I pazienti sono desensibilizzati attraverso la somministrazione di dosi crescenti di allergene che diminuisce gradualmente la risposta IgE-mediata. L’obiettivo di immunoterapia è quello di dirigere la risposta immunitaria da immunità umorale e verso l’immunità cellulare, favorendo in tal modo l’organismo a produrre meno anticorpi IgE e più cellule T regolatorie Th1, che secernono IL-10 e/o TGF-beta [3][7].

L’immunoterapia specifica produrrebbe anche un aumento degli anticorpi IgG4 allergene-specifici e una diminuzione degli anticorpi IgE allergene-specifici, nonché una diminuzione di mastociti e basofili, due tipi di cellule che partecipano alla reazione allergica [3][8].

Vie di somministrazione dell’allergene

Sono state studiate diverse vie di somministrazione dell’allergene in grado di ridurre i rischi associati alla somministrazione sottocutanea. Nuove vie di somministrazione meno invasive, transepidermica o epicutaena, o che richiedono dosaggi minori di allergene, intralinfatica, sono oggetto di studio.

Immunoterapia sottocutanea

Immunoterapia sottocutanea

L’immunoterapia sottocutanea (in sigla SCIT) è la procedura storica di somministrazione e consiste di iniezioni di estratto allergenico, che devono essere eseguite da un medico. Gli allergeni vengono somministrati, con procedure analoghe ai prick test, in un ambiente medicalmente controllato e seguito da un periodo di osservazione di 30 minuti. Questi allergeni vengono somministrati, con iniezioni indolore, per via sottocutanea (sotto la pelle) sul braccio tra il gomito e la spalla.

Le iniezioni di allergeni sono inizialmente a dosi molto basse. La dose viene gradualmente aumentata in più settimane, fino al raggiungimento della dose di mantenimento. Una volta che la dose di mantenimento è stata raggiunta, le iniezioni vengono fatte meno frequentemente (ogni due-quattro settimane). Dopo 3 o più anni di immunoterapia, ci si aspetta una protezione a lungo termine. L’immunoterapia sottocutanea ha una efficacia per determinate allergie dimostrata da diversi studi, ma comporta il rischio di reazioni anafilattiche sistemiche [9][10]. Di qui la necessità che venga eseguita sotto controllo medico.

Immunoterapia oraleImmunoterapia orale

L’immunoterapia orale (in sigla OIT) comporta l’assunzione dell’allergene per via orale al fine di produrre una tolleranza antigene-specifica indotta nella periferia del tessuto linfatico del tratto digerente [11]. Il rapporto rischio a beneficio per le allergie alimentari non è ben stimato per questo è consigliata solo come un trattamento sperimentale a partire dal 2015 [1].

L’OIT è attualmente oggetto di ricerche come trattamento per una varietà di allergie alimentari comuni, tra cui le arachidi, latte e uova. Vari studi che coinvolgono l’OIT hanno dimostrato una desensibilizzazione verso alcuni allergeni alimentari. Tuttavia, ci sono ancora dubbi sulla durata della tolleranza al termine del trattamento. Quasi tutti gli studi escludono un grave rischio anafilassi allergene-indotta [8].

Immunoterapia sublingualeImmunoterapia sublinguale

L’immunoterapia sublinguale (in sigla SLIT) comporta il mettere gocce o una compressa con estratti allergenici sotto la lingua. L’efficacia è ben documentata per alcune manifestazioni allergiche mentre è limitata per altre [6][12]. Ha il grande vantaggio che il paziente, dopo il primo trattamento con la supervisione medica, può assumere trattamento a domicilio essendo il rischio di reazioni avverse particolarmente basso [6][13].


[1] Allergen Immunotherapy, su niaid.nih.gov, 2015 (archiviato dall’url originale il 9 settembre 2016).
[2] MJ Abramson, RM Puy e JM Weiner, Injection allergen immunotherapy for asthma, in The Cochrane database of systematic reviews, n. 8, 4 agosto 2010, pp. CD001186, DOI:10.1002/14651858.CD001186.pub2, PMID 20687065.
[3] Porri E., Malattia allergica e immunoterapia specifica con allergeni (AIT) (PDF), in Studi, vol. 29, Centro Studi Assobiomedica, ottobre 2014.
[4] M Penagos, Compalati, E, Tarantini, F, Baena-Cagnani, R, Huerta, J, Passalacqua, G e Canonica, GW, Efficacy of sublingual immunotherapy in the treatment of allergic rhinitis in pediatric patients 3 to 18 years of age: a meta-analysis of randomized, placebo-controlled, double-blind trials, in Annals of Allergy, Asthma & Immunology, vol. 97, n. 2, August 2006, pp. 141–148, DOI:10.1016/S1081-1206(10)60004-X, PMID 16937742.
[5] MA Calderon, B Alves, M Jacobson, B Hurwitz, A Sheikh e S Durham, Allergen injection immunotherapy for seasonal allergic rhinitis., in The Cochrane database of systematic reviews, n. 1, 24 gennaio 2007, pp. CD001936, DOI:10.1002/14651858.CD001936.pub2, PMID 17253469.
[6] Canonica GW, Cox L, Pawankar R, e al., Sublingual immunotherapy: World Allergy Organization position paper 2013 update., in The World Allergy Organization Journal., vol. 7, n. 1, 2014.
[7] Akdis CA, Akdis M., Mechanisms of allergen-specific immunotherapy and immune tolerance to allergens., in The World Allergy Organization Journal., vol. 8, n. 1, 2015.
[8] Moran TP, Vickery BP, Burks AW, Oral and sublingual immunotherapy for food allergy: current progress and future directions, in Current Opinion in Immunology, vol. 25, n. 6, 2013, pp. 781–787, DOI:10.1016/j.coi.2013.07.011, PMC 3935613, PMID 23972904.
[9] Bousquet J., EAACI Position Paper, in Allergy, vol. 2000, n. 55, pp. 116–134.
[10] Straley DR, Office IgE-mediated environmental allergy evaluation and treatment., in Osteopathic Family Physician, vol. 5, n. 1, 2013, pp. 9–16, DOI:10.1016/j.osfp.2012.08.003.
[11] M.L.K. Tang, Immunoterapia orale e induzione della tolleranza in età pediatrica (PDF), in Pediatric Allergy and Immunology, vol. 24, John Wiley & Sons, 2013, pp. 512–520.
[12] Di Bona,e al., Efficacy of Grass Pollen Allergen Sublingual Immunotherapy Tablets for Seasonal Allergic Rhinoconjunctivitis: A Systematic Review and Meta-analysis., in JAMA internal medicine, vol. 175, n. 8, agosto 2015, pp. 1301–9, DOI:10.1001/jamainternmed.2015.2840, PMID 26120825.
[13] Passalacqua, Bettoncelli, IMMUNOTERAPIA SPECIFICA SUBLINGUALE (PDF), in Rivista SIMG, vol. 2, 2007, pp. 28-32. URL consultato il 23 febbraio 2017 (archiviato dall’url originale il 23 febbraio 2017).