Immunoterapia specifica spiegata a un bambino

L’immunoterapia specifica spiegata a un bambino

L’immunoterapia specifica o immunoterapia allergene specifica, volgarmente chiamato anche Vaccino antiallergico, è al momento secondo le linee guida internazionali EAACI, il trattamento d’elezione per almeno più della metà dei pazienti con problemi allergici.

Ma perché viene sempre meno usata? È la domanda a cui personalmente non riesco a rispondere, mi capita spesso di visitare pazienti che hanno già effettuato tutte le indagini da effettuare e poi l’unica terapia prescritta è: antistaminico, antileucotrienico, cortisonici, ecc.…

E la domanda che mi sovviene quando li visito è: «Ma perché?» Perché non dare una chance terapeutica a questo paziente? Perché non aiutarlo a stare meglio e vivere la sua vita senza i disturbi propri della patologia allergica che molto spesso diventano invalidanti? È un problema di costo? È un problema di responsabilità medica? Non riusciamo a comunicare correttamente al paziente quali sono i passi corretti da effettuare? Non riusciamo a selezionare correttamente il paziente? E con tutta onestà vi dico che dopo molti anni che faccio questo lavoro non ho ancora trovato la risposta.

E poi navigo ulteriormente con la mente e mi chiedo:

«È forse il mio percorso di studi all’estero che mi fa ragionare in maniera diversa? È forse l’educazione scientifica datami da mio padre che mi fa pensare in maniera diversa? O è semplicemente la vocazione di fare il medico per vedere il paziente guarire che mi guida a fare determinate scelte?»

Forse le risposte stanno proprio in queste domande.

Amo fare il mio lavoro e lo faccio con passione, amo studiare per offrire al paziente la migliore terapia possibile adeguata alla sua patologia, non mi fermo davanti alle avversità ma anzi mi impegno a combatterle ed è proprio questo che mi aiuta quotidianamente a vivere una vita serena.

Torniamo a noi, chi conosce il nostro studio sa che ad ogni visita al paziente allergico viene proposta l’immunoterapia specifica, oggi vorrei parlarvene un po’, con parole semplici per spiegarne il meccanismo e i risultati.

Immunoterapia consiste nell’esporre la persona a quantità sempre maggiori di allergene nel tentativo di modificare la risposta del sistema immunitario [1].

Varie meta-analisi hanno concluso come l’immunoterapia specifica sia efficace nel trattamento della rinite allergica nei bambini e negli adulti [4][5] e nell’asma [2][6]. Si è dimostrata efficace anche nei casi di poliallergia o di reattività crociata. I benefici possono durare per anni dopo che il trattamento è stato interrotto [6]. È generalmente sicuro ed efficace per la rinite allergica, congiuntivite allergica, forme allergiche di asma e l’allergia alle punture di insetti. L’immunoterapia specifica non è raccomandata come trattamento stand-alone per l’asma o per le allergie alimentari [6].

Gli effetti collaterali durante il trattamento sono generalmente lievi e locali e di solito possono essere eliminati regolando il dosaggio. L’anafilassi si è verificata in rare occasioni.

Scoperta da Leonard Noon e John Freeman agli inizi del Novecento, l’immunoterapia specifica è l’unica terapia nota per affrontare non solo i sintomi, ma anche le cause delle allergie. Una diagnosi dettagliata è necessaria per individuare gli allergeni coinvolti.

Meccanismo d’azione

L’obiettivo della immunoterapia specifica è di indurre la desensibilizzazione o la tolleranza all’allergene riducendo la sua capacità di attivare la produzione di IgE. I pazienti sono desensibilizzati attraverso la somministrazione di dosi crescenti di allergene che diminuisce gradualmente la risposta IgE-mediata. L’obiettivo di immunoterapia è quello di dirigere la risposta immunitaria da immunità umorale e verso l’immunità cellulare, favorendo in tal modo l’organismo a produrre meno anticorpi IgE e più cellule T regolatorie Th1, che secernono IL-10 e/o TGF-beta [3][7].

L’immunoterapia specifica produrrebbe anche un aumento degli anticorpi IgG4 allergene-specifici e una diminuzione degli anticorpi IgE allergene-specifici, nonché una diminuzione di mastociti e basofili, due tipi di cellule che partecipano alla reazione allergica [3][8].

Vie di somministrazione dell’allergene

Sono state studiate diverse vie di somministrazione dell’allergene in grado di ridurre i rischi associati alla somministrazione sottocutanea. Nuove vie di somministrazione meno invasive, transepidermica o epicutaena, o che richiedono dosaggi minori di allergene, intralinfatica, sono oggetto di studio.

Immunoterapia sottocutanea

Immunoterapia sottocutanea

L’immunoterapia sottocutanea (in sigla SCIT) è la procedura storica di somministrazione e consiste di iniezioni di estratto allergenico, che devono essere eseguite da un medico. Gli allergeni vengono somministrati, con procedure analoghe ai prick test, in un ambiente medicalmente controllato e seguito da un periodo di osservazione di 30 minuti. Questi allergeni vengono somministrati, con iniezioni indolore, per via sottocutanea (sotto la pelle) sul braccio tra il gomito e la spalla.

Le iniezioni di allergeni sono inizialmente a dosi molto basse. La dose viene gradualmente aumentata in più settimane, fino al raggiungimento della dose di mantenimento. Una volta che la dose di mantenimento è stata raggiunta, le iniezioni vengono fatte meno frequentemente (ogni due-quattro settimane). Dopo 3 o più anni di immunoterapia, ci si aspetta una protezione a lungo termine. L’immunoterapia sottocutanea ha una efficacia per determinate allergie dimostrata da diversi studi, ma comporta il rischio di reazioni anafilattiche sistemiche [9][10]. Di qui la necessità che venga eseguita sotto controllo medico.

Immunoterapia oraleImmunoterapia orale

L’immunoterapia orale (in sigla OIT) comporta l’assunzione dell’allergene per via orale al fine di produrre una tolleranza antigene-specifica indotta nella periferia del tessuto linfatico del tratto digerente [11]. Il rapporto rischio a beneficio per le allergie alimentari non è ben stimato per questo è consigliata solo come un trattamento sperimentale a partire dal 2015 [1].

L’OIT è attualmente oggetto di ricerche come trattamento per una varietà di allergie alimentari comuni, tra cui le arachidi, latte e uova. Vari studi che coinvolgono l’OIT hanno dimostrato una desensibilizzazione verso alcuni allergeni alimentari. Tuttavia, ci sono ancora dubbi sulla durata della tolleranza al termine del trattamento. Quasi tutti gli studi escludono un grave rischio anafilassi allergene-indotta [8].

Immunoterapia sublingualeImmunoterapia sublinguale

L’immunoterapia sublinguale (in sigla SLIT) comporta il mettere gocce o una compressa con estratti allergenici sotto la lingua. L’efficacia è ben documentata per alcune manifestazioni allergiche mentre è limitata per altre [6][12]. Ha il grande vantaggio che il paziente, dopo il primo trattamento con la supervisione medica, può assumere trattamento a domicilio essendo il rischio di reazioni avverse particolarmente basso [6][13].


[1] Allergen Immunotherapy, su niaid.nih.gov, 2015 (archiviato dall’url originale il 9 settembre 2016).
[2] MJ Abramson, RM Puy e JM Weiner, Injection allergen immunotherapy for asthma, in The Cochrane database of systematic reviews, n. 8, 4 agosto 2010, pp. CD001186, DOI:10.1002/14651858.CD001186.pub2, PMID 20687065.
[3] Porri E., Malattia allergica e immunoterapia specifica con allergeni (AIT) (PDF), in Studi, vol. 29, Centro Studi Assobiomedica, ottobre 2014.
[4] M Penagos, Compalati, E, Tarantini, F, Baena-Cagnani, R, Huerta, J, Passalacqua, G e Canonica, GW, Efficacy of sublingual immunotherapy in the treatment of allergic rhinitis in pediatric patients 3 to 18 years of age: a meta-analysis of randomized, placebo-controlled, double-blind trials, in Annals of Allergy, Asthma & Immunology, vol. 97, n. 2, August 2006, pp. 141–148, DOI:10.1016/S1081-1206(10)60004-X, PMID 16937742.
[5] MA Calderon, B Alves, M Jacobson, B Hurwitz, A Sheikh e S Durham, Allergen injection immunotherapy for seasonal allergic rhinitis., in The Cochrane database of systematic reviews, n. 1, 24 gennaio 2007, pp. CD001936, DOI:10.1002/14651858.CD001936.pub2, PMID 17253469.
[6] Canonica GW, Cox L, Pawankar R, e al., Sublingual immunotherapy: World Allergy Organization position paper 2013 update., in The World Allergy Organization Journal., vol. 7, n. 1, 2014.
[7] Akdis CA, Akdis M., Mechanisms of allergen-specific immunotherapy and immune tolerance to allergens., in The World Allergy Organization Journal., vol. 8, n. 1, 2015.
[8] Moran TP, Vickery BP, Burks AW, Oral and sublingual immunotherapy for food allergy: current progress and future directions, in Current Opinion in Immunology, vol. 25, n. 6, 2013, pp. 781–787, DOI:10.1016/j.coi.2013.07.011, PMC 3935613, PMID 23972904.
[9] Bousquet J., EAACI Position Paper, in Allergy, vol. 2000, n. 55, pp. 116–134.
[10] Straley DR, Office IgE-mediated environmental allergy evaluation and treatment., in Osteopathic Family Physician, vol. 5, n. 1, 2013, pp. 9–16, DOI:10.1016/j.osfp.2012.08.003.
[11] M.L.K. Tang, Immunoterapia orale e induzione della tolleranza in età pediatrica (PDF), in Pediatric Allergy and Immunology, vol. 24, John Wiley & Sons, 2013, pp. 512–520.
[12] Di Bona,e al., Efficacy of Grass Pollen Allergen Sublingual Immunotherapy Tablets for Seasonal Allergic Rhinoconjunctivitis: A Systematic Review and Meta-analysis., in JAMA internal medicine, vol. 175, n. 8, agosto 2015, pp. 1301–9, DOI:10.1001/jamainternmed.2015.2840, PMID 26120825.
[13] Passalacqua, Bettoncelli, IMMUNOTERAPIA SPECIFICA SUBLINGUALE (PDF), in Rivista SIMG, vol. 2, 2007, pp. 28-32. URL consultato il 23 febbraio 2017 (archiviato dall’url originale il 23 febbraio 2017).

Rinite allergica

Come riconoscere e trattare la rinite allergica

Starnuti frequenti, naso che cola, occhi arrossati: sarà un raffreddore virale o una rinite allergica? Per capirlo è necessario osservare bene i sintomi e le loro caratteristiche. Fra i criteri più utilizzati nella pratica clinica ci sono la durata dei sintomi e la relazione fra comparsa dei sintomi ed esposizione a potenziali allergeni (pollini, peli di animali, polveri).

Se non è la prima volta che i sintomi compaiono nel corso dell’anno, possiamo chiederci se gli episodi sono stagionali o se si ripresentano in condizioni particolari (muffe, ambienti polverosi, presenza di animali).

Le sintomatologie più comuni e diffuse sono in genere la tipica congestione nasale, accompagnata da scolo nasale, prurito, lacrimazione degli occhi, tosse e infiammazione delle mucose. Esistono però dei sintomi più gravi, come l’asma, lo shock anafilattico con perdita di coscienza, che – nei casi più gravi – può addirittura condurre alla morte. Anche nei casi meno pesanti, sintomi di questi tipo possono influire negativamente nello svolgimento delle normali azioni quotidiane. Per non parlare dei costi sociali e sanitari che ne possono conseguire.

Spesso i sintomi dell’allergia possono essere molto simili a quelli di un raffreddore.

Se questi però continuano nel tempo, con un’accentuazione delle problematiche in determinati periodi dell’anno, è il caso di effettuare dei test per essere certi di essere di fronte a un’allergia. Alcuni test, come quelli cutanei che vengono effettuati iniettando in un lembo di pelle estratti di diversi tipi di allergeni, permettono di verificare la risposta infiammatoria già visivamente. Esistono poi dei test più accurati e approfonditi come quelli che si eseguono individuando le IgE nel sangue.

Quando si presentano i sintomi di un’allergia, è assolutamente necessario agire subito. Se è vero che esistono dei vaccini che costituiscono l’unico trattamento desensibilizzante per frenare l’infiammazione – da fare nei periodi in cui non ci sono pollini – per placare le infiammazioni è possibile far uso di antistaminici, antileucotrienici o cortisonici da spruzzare o inalare. Possibile, anche, utilizzare un broncodilatatore ma è sempre necessario consultare prima il proprio medico.

La prevenzione migliore è certamente quella che consiste nell’evitare il contatto con l’allergene.

Ciò, però, non è certamente facile nel caso delle allergie da pollini. Il consiglio è, dunque, quello di evitare di restare all’aperto per lunghi periodi, di chiudere le finestre, utilizzando sistemi di filtri e condizionamento per gli ambienti. A differenza di quanto si possa pensare, i pazienti affetti da un’allergia stanno meglio in campagna che in città. L’inquinamento atmosferico e le temperature elevate della città, infatti, amplificano le allergie. Proprio per questo, è consigliabile privilegiare il mare, che ha la capacità di spazzare via i pollini presenti nell’aria.

Se, poi, i sintomi non accennano a diminuire e perdurano nel tempo, è anche possibile una immunoterapia con molteplici iniezioni di allergene diluito a concentrazioni crescenti, che consentano di abituare il corpo alla presenza dell’allergene, riducendo la risposta immunitaria che scatena, per l’appunto, l’allergia.

Arriva la primavera, la stagione delle allergie

Arriva la primavera: è tempo di allergie

In primavera si risveglia la natura, e con lei inizia anche la stagione delle allergie. Se per molti è la stagione della rinascita, delle giornate all’aria aperta, delle passeggiate sotto un sole mite e sopra un prato fiorito, per molti altri invece coincide con starnuti e prurito. La primavera, infatti è il periodo in cui la concentrazione aerea di pollini è più alta, e la stagione in cui le allergie raggiungono il culmine. Negli ultimi anni inoltre si riscontrato un progressivo aumento delle frequenza di casi di pollinosi, che in alcune aree del Paese esordiscono già tra gennaio e febbraio, in evidente anticipo rispetto alla classica allergia primaverile.

Secondo le stime dell’Allergy Day, in Italia le persone che soffrono di allergie sono una su 3, mentre in tutta Europa si stima che ci siano 70 milioni di allergici.

Ad avere il predominio sono le allergie, con tanto di forme asmatiche e riniti, associate all’esposizione al polline, ma anche agli acari o ai peli degli animali. I sintomi più caratteristici delle allergie primaverili sono a carico delle mucose delle vie respiratorie (tracheite con tosse ed asma bronchiale), delle mucose nasali (ostruzione nasale, secrezione acquosa, prurito, starnuti) e oculari (prurito, lacrimazione, congiuntiva arrossata ed edematosa).

In particolare, il male primaverile per antonomasia è certamente la rinite allergica, nota anche come pollinosi.

Si tratta di un’infiammazione periodica o cronica, che interessa il naso e la cui causa va ricercata in una reazione allergica. Quest’ultima, in particolare, costituisce una risposta determinata dall’interazione di diversi fattori genetici, ambientali e soprattutto immunitari. Come riporta l’Istituto superiore di Sanità, quando l’organismo soggetto ad allergie entra in contatto con un allergene, il corpo prova a rispondere producendo degli anticorpi specifici, note come immunoglobuline E(IgE). Queste, a loro volta, legandosi a un certo tipo di cellule all’interno delle mucose, provocano il rilascio di sostante irritanti, quali appunto le istamine, che infiammano tessuti dermici e mucose. In parole semplici, la presenza dell’allergene mette in allerta il sistema immunitario che utilizza degli anticorpi per contrastarlo ed eliminare il problema.

Se è vero che esiste un certo tipo di familiarità nell’essere soggetto a diventare allergico, entrare in contatto, soprattutto dopo una malattia, con un ambiente ricco di pollini, può essere una concausa dello sviluppo di un’allergia.

Per chi soffre di pollinosi è fondamentale tenere sotto controllo il calendario dei pollini, che indica i periodi in cui le piante rilasciano i principali allergeni nell’ambiente. Le famigerate graminacee ad esempio, rilasciano pollini tra aprile e giugno; la parietaria da marzo a ottobre; le betullacee da gennaio a maggio e le cupressacee (i cipressi, sempre più influenti) da febbraio a marzo.