Tutti i rischi delle allergie alimentari

Tutti i rischi delle allergie alimentari

Tra le patologie che aumentano di incidenza in estate si possono annoverare anche le allergie alimentari. L’estate non è solo sinonimo di sole e attività all’aperto, ma anche di picnic, cene e viaggi, che offrono spesso l’opportunità di assaggiare nuovi cibi. Questo incremento nel consumo di cibo fuori casa e l’esposizione a una maggiore varietà di alimenti possono aumentare il rischio di allergie alimentari. Un problema che si manifesta con reazioni anche molto violente fino allo shock anafilattico.

Quando un alimento diventa un “nemico” per la salute?

L’allergia è una condizione in cui il sistema immunitario riconosce una sostanza estranea normalmente innocua (detta allergene) come se fosse un agente aggressivo da cui difendersi. In chi è predisposto innesca quindi la produzione di un tipo di anticorpi, le immunoglobuline E (IgE), che scatenano una reazione allergica più o meno violenta e causano sintomi, infiammazione e patologie a carico di differenti organi e apparati. L’allergia alimentare, in particolare, è una reazione del sistema immunitario a un determinato cibo, percepito dall’organismo come nocivo: anche una piccola quantità dell’alimento allergizzante può scatenare la reazione, che si può manifestare con problemi digestivi, orticaria, gonfiori.

Come si manifesta l’allergia alimentare?

La gravità delle allergie varia da persona a persona e può andare da una lieve irritazione all’anafilassi. I sintomi delle allergie alimentari possono essere molto diversi tra loro. Comprendono:

  • bruciore o formicolio alla bocca
  • eruzioni cutanee
  • gonfiore delle labbra, della lingua, della gola, del volto
  • difficoltà a deglutire
  • congestione nasale
  • problemi respiratori
  • dolori addominali
  • nausea, vomito, diarrea
  • vertigini o svenimenti
  • shock anafilattico

Quali sono i cibi più a rischio?

Latte, uova, arachidi, pesce, soia e frumento: sono gli alimenti, causa di reazioni allergiche per circa 7% di bambini italiani, cui si aggiungono molluschi, nocciole e frutta con guscio messi al bando dal 3% della popolazione adulta. Arrivare però a capire con certezza quale, fra questi cibi, sia proprio quello nocivo per l’organismo non è affatto semplice. Perché spesso i pazienti si affidano al ‘fai da te’ o a test inutili (come quelli del capello o della forza muscolare) che non hanno fondamento scientifico, ma costosi in termini economici, di prevenzione e salute.

Come si arriva alla diagnosi?

Non esiste un test standard per confermare o escludere la presenza di una allergia alimentare. La descrizione dei sintomi, la presenza di allergie alimentari in famiglia, un approfondito esame fisico che porti a escludere o individuare altri problemi aiuteranno il medico nella diagnosi. Indispensabile, sarà poi sottoporre il paziente ai test per le allergie. L’esame che più di frequente viene utilizzato è il prick test che consiste nell’applicazione sottocute delle sostanze che si sospettano possano causare allergia (allergene) e nella valutazione della reazione che ne deriva.

Come prevenire le allergie alimentari?

Il modo migliore per prevenire una reazione allergica è quello di conoscere ed evitare gli alimenti che ne sono alla base. È bene, quindi leggere con attenzione le etichette degli alimenti e se si è già stati vittima di una reazione allergica grave, indossare un segno di riconoscimento (braccialetto o medaglietta) che permetta ad altri di sapere di cosa si soffre nel caso non si sia in grado di comunicare. In vacanza, soprattutto all’estero, è opportuno sapere con esattezza cosa si ordina per evitare possibili reazioni allergiche causate da alcuni ingredienti.

Cosa fare in caso di shock anafilattico?

Nelle persone predisposte, l’allergia alimentare può portare a reazioni gravi, tra le quali la più pericolosa è lo shock anafilattico. L’anafilassi è una grave e generalizzata reazione allergica che si manifesta improvvisamente (da pochi minuti a massimo 2 ore dal contatto con la sostanza a cui si è allergici), coinvolgendo più apparati. Si manifesta con un abbassamento improvviso della pressione sanguigna e una restrizione delle vie respiratorie con blocco della respirazione e, se non trattata tempestivamente, può portare anche alla morte. In caso di segni di shock anafilattico, quindi, la prima cosa da fare è chiedere immediatamente un intervento medico (chiamando il 112 o recandosi in Pronto Soccorso). Se disponibile, deve essere somministrata dell’adrenalina (epinefrina) attraverso un auto-iniettore. Questo dispositivo, spesso prescritto a persone con allergie potenzialmente gravi o che hanno già avuto un’anafilassi, consiste in una siringa che, premuta contro la coscia, inietta una singola dose di farmaco. L’uso immediato di un auto-iniettore consente il mantenimento dei valori di pressione e battito cardiaco in modo da consentire l’intervento dei soccorsi, in molti casi un salva-vita.

Non sottovalutare i rischi delle allergie alimentari! Le allergie alimentari sono una minaccia seria e crescente. È fondamentale prendere misure preventive ed essere preparati per gestire eventuali emergenze.
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Allergici ai farmaci si nasce o si diventa

Allergici ai farmaci si nasce o si diventa?

Eruzioni cutanee, orticaria, e nei casi più gravi, difficoltà respiratorie e shock anafilattico. Sono solo alcuni dei sintomi dell’allergia ai farmaci, un problema spesso sottovalutato su cui è importante fare chiarezza. Il primo aspetto da considerare? Allergici ai farmaci non si nasce ma si diventa, soprattutto se in presenza di una predisposizione genetica. Diversi fattori, infatti, determinano la comparsa di allergia ai farmaci in individui predisposti e tra questi c’è anche l’età, perché con il passare degli anni aumenta anche la probabilità di entrare più volte in contatto con gli stessi principi attivi e, alla fine, sensibilizzarsi.

A quali farmaci è più comune essere allergici?

Le allergie più comuni si riferiscono a farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) e alcune categorie di antibiotici, le Penicilline e le Cefalosporine, mentre più rare sono le allergie ai farmaci anestetici locali e generali, e alle sostanze usate come mezzo di contrasto per TAC o risonanza magnetica.

Si può essere allergici a più farmaci insieme?

È poco probabile avere allergie a più farmaci insieme. Quando una reazione allergica compare dopo l’assunzione di più farmaci, si deve sospettare che il responsabile possa essere un eccipiente, cioè una sostanza inattiva presente nel farmaco. Significa che la persona non è allergica al principio attivo del farmaco, ma a sostanze che non hanno proprietà terapeutiche ma sono necessarie per il processo di produzione del farmaco, per facilitarne l’assunzione o l’assorbimento da parte dell’organismo.

Quando sospettare un’allergia ai farmaci?

L’allergia ai farmaci è un particolare tipo di reazione avversa che si manifesta ogni volta che si entra in contatto con un determinato farmaco. Si tratta quindi di una reazione totalmente ripetibile ogni qualvolta viene somministrata una terapia specifica che preveda il farmaco a cui si è allergici. Si manifesta solitamente con sintomi cutanei tipo orticaria, associata a angioedema (gonfiore delle mucose, molto frequentemente a livello delle labbra e delle palpebre), o sintomi più sistemici con anche coinvolgimento dell’apparato respiratorio (con mancanza di respiro simile ad un attacco d’asma) e cardiovascolare con abbassamento della pressione arteriosa (ipotensione, svenimento), fino allo shock anafilattico.

Perché e quando si diventa allergici ai farmaci?

La genetica gioca un ruolo cruciale nello sviluppo delle allergie ai farmaci. Studi hanno dimostrato che la presenza di una storia familiare di allergie aumenta la probabilità che una persona sviluppi reazioni allergiche ai farmaci. Anche se si può avere una predisposizione genetica, l’esposizione ripetuta a un farmaco è spesso necessaria per scatenare una reazione allergica. La prima esposizione potrebbe non causare sintomi, ma può sensibilizzare il sistema immunitario, preparandolo a reagire in maniera eccessiva nelle esposizioni successive. Anche l’età, specie negli adulti geneticamente predisposti a sviluppare dei meccanismi immunologici che portano alla reazione allergica, può contribuire a sviluppare allergie a farmaci, perché con l’aumentare dell’età aumenta anche la probabilità di sensibilizzazione a farmaci assunti più volte.

Cosa fare quando si sospetta un’allergia a un farmaco?

Sulla base dei sintomi che si manifestano dopo l’assunzione o somministrazioni di farmaci, può nascere il sospetto di essere allergici. In questo caso, non basta sospendere l’assunzione di quel farmaco, ma è fortemente raccomandato rivolgersi all’allergologo. Durante la visita lo specialista effettua un’attenta indagine dei farmaci la cui assunzione si associata a sintomi compatibili con manifestazioni allergiche e di quelli ben tollerati, per identificare se vi sia o meno l’indicazione ad ulteriori test allergometrici specifici per i singoli farmaci.

Agisci in sicurezza! Le allergie ai farmaci possono trasformare una terapia medica in una sfida seria e potenzialmente pericolosa. Tuttavia, con la giusta conoscenza e le misure appropriate, puoi proteggerti e gestire efficacemente queste reazioni.
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Come convivere con le allergie stagionali

Come convivere con le allergie stagionali

Che fretta c’era? La primavera è attesa e desiderata dai più, ma per le persone che soffrono di allergie stagionali può diventare un incubo. Il periodo in cui si manifestano le allergie stagionali dipende dal tipo di polline a cui si è sensibili e dalla sua concentrazione nell’aria. Tuttavia è tra marzo e giugno che le piante (in particolare graminacee, betullacee, ambrosia, parietaria, oleacee e cupressacee) rilasciano elevate quantità di polline. Questo si traduce in riniti e congiuntiviti che spesso possono avere un impatto negativo sulla qualità della vita. In questo articolo esploreremo i sintomi, le cause e le strategie di gestione delle allergie stagionali.

Cos’è l’allergia stagionale?

L’allergia stagionale è una reazione del sistema immunitario nei confronti di alcune sostanze apparentemente innocue, come il polline rilasciato dalle piante, le spore rilasciate dalle muffe e altri allergeni presenti in determinati periodi dell’anno nell’ambiente. Quando una persona allergica viene esposta all’allergene il suo sistema immunitario reagisce producendo anticorpi specifici, le immunoglobuline E (IgE), che riconoscono l’allergene come una minaccia. Successivamente, quando la persona entra nuovamente a contatto con lo stesso allergene, le IgE attivano la liberazione di sostanze chimiche, come l’istamina, che provocano i sintomi allergici.

Come si manifesta?

I sintomi possono variare a seconda della quantità di polline a cui si è esposti e alla modalità di contatto con l’allergene che può essere per contatto diretto con la pelle, con le mucose di naso, occhi e vie aeree o che può essere inalato o ingerito. Quando il contatto interessa le vie aeree superiori e gli occhi, la reazione allergica può manifestarsi con rinite, starnuti continui, congestione nasale e congiuntivite con occhi arrossati e che lacrimano. Quando viene, invece, colpita la cute, possono comparire dermatite e orticaria, accompagnate da un prurito intenso. Se a essere interessate sono le vie aeree inferiori, può insorgere asma con comparsa di broncospasmo, dispnea, sensazione di costrizione toracica e tosse.

Quali sono le cause?

La causa principale delle allergie stagionali è il polline, una polvere sottile prodotta dalle piante per la riproduzione. Mentre il polline è fondamentale per il ciclo di vita delle piante, può provocare reazioni allergiche nei soggetti sensibili. Il periodo più ricco di pollini, e quindi quello in cui si verificano la maggior parte delle reazioni allergiche, è situato tra la primavera e l’estate. Ma se l’esposizione ambientale gioca un ruolo fondamentale, le allergie sono determinate anche da fattori genetici. Questo non significa che si ereditano le allergie, ma la loro predisposizione: pertanto se in famiglia sono presenti persone che soffrono di allergie è più alta la possibilità che anche il bambino possa essere allergico.

Come gestire le allergie ai pollini?

Chi sa di essere allergico è bene che impari a controllare i calendari pollinici per valutare in quali periodi dell’anno la concentrazione di polline è maggiore e quindi occorre prestare maggiore attenzione. Può essere utile evitare di frequentare luoghi ad alta concentrazione di pollini, come parchi e giardini, e non uscire nelle ore centrali o più calde della giornata, in cui la concentrazione di pollini è maggiore. In generale, bisogna cercare di respirare con il naso che, al contrario della bocca, trattiene parte degli agenti che sono presenti nell’aria. Un altro utile consiglio riguarda chi utilizza mezzi a due ruote come ad esempio moto, biciclette o monopattini e consiste nell’utilizzare sempre la mascherina e gli occhiali al fine di ridurre il più possibile l’inalazione e il contatto dell’allergene con le mucose. Chi invece viaggia in automobile, dovrebbe tenere chiusi i finestrini e, se disponibile, attivare il filtro antipolline.

Quando consultare un allergologo?

Sebbene in molti casi i rimedi legati allo stile di vita siano spesso sufficienti ad ottenere un adeguato controllo dei sintomi, è importante che ogni persona conosca quali sono gli allergeni responsabili dei suoi disturbi. L’errore più grave che si può compiere è quello di recarsi in farmacia e farsi dare il primo antistaminico da banco per ottenere un po’ di sollievo. La terapia deve essere valutata e decisa dopo un consulto con lo specialista allergologo che dopo una adeguata diagnosi saprà indicare per ogni paziente la procedura terapeutica più corretta, in grado di tenere sotto controllo i sintomi e ridurre al minimo gli eventuali effetti collaterali della cura, migliorando di molto la qualità della vita.

Come curarle?

Le allergie stagionali possono essere gestite efficacemente con una combinazione di misure preventive e trattamenti farmacologici. Se possibile, evitare o ridurre l’esposizione agli allergeni stagionali può essere utile per prevenire i sintomi. La terapia farmacologica prevede principalmente l’utilizzo di antistaminici e corticosteroidi, da assumere per via orale, nasale, oculare o inalatoria, eventualmente associati a broncodilatatori, che consentono di alleviare o ridurre i sintomi. Per le persone con allergie stagionali gravi o persistenti che non rispondono adeguatamente ai farmaci o che desiderano una soluzione a lungo termine, l’immunoterapia allergene specifica può essere la soluzione. Questo trattamento coinvolge l’esposizione controllata agli allergeni nel tempo, aiutando il sistema immunitario a sviluppare una maggiore tolleranza.

Maledetta primavera! Non lasciare che le allergie stagionali limitino la tua vita o compromettano il tuo benessere. Con le giuste strategie di gestione e i trattamenti appropriati, puoi goderti appieno la bella stagione senza essere disturbato da rinite e congiuntivite allergica.
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Che cos’è la marcia allergica

Che cos’è la marcia allergica?

È boom di allergie tra i bambini, con un aumento costante. Oggi i dati ufficiali della letteratura scientifica parlano di oltre il 40% dei più piccoli colpito da qualche forma di allergia, con tassi di prevalenza fino all’80% nel caso in cui entrambi i genitori siano allergici. Alla base delle malattie allergiche c’è innanzitutto la predisposizione genetica che, però, è modulata dall’ambiente in cui si vive: l’inquinamento e lo stile di vita hanno determinato un costante aumento delle allergie.

Quando si può cominciare a parlare di allergia nei bambini?

Le prime avvisaglie possono comparire già dai primi mesi di vita, sotto forma di dermatite atopica destinata a evolvere in un primo momento in problemi cutanei come dermatiti ed eczemi e in un secondo tempo in problemi respiratori di vario tipo, fino ad arrivare all’asma. È la cosiddetta “marcia allergica”, un termine che descrive la naturale evoluzione della patologia allergica dall’età pediatrica all’età adulta. Come ogni altra marcia, fatta di soste e progressioni, anche quella allergica avviene per gradi. La malattia allergica subisce cambiamenti dinamici nel tempo e, nelle varie età della vita, alcune nuove manifestazioni compaiono e altre diminuiscono fino a sparire. Il più delle volte, anche se non sempre, esordisce nei primi anni di vita con allergia verso gli alimenti e/o dermatite atopica; negli anni successivi si assiste frequentemente ad una spontanea guarigione di queste manifestazioni e al contestuale sviluppo di nuove patologie, quali asma bronchiale e rinite allergica.

Come si manifesta la “marcia allergica”?

La dermatite atopica è generalmente la prima manifestazione dell’allergia. Il primo passo di questa marcia allergica, la dermatite atopica, è generalmente connesso con l’assunzione di alimenti. Nei soggetti geneticamente predisposti infatti può accadere che gli anticorpi contro determinati alimenti (i più frequenti sono uova e latte) si sviluppino presto anche se in alcuni casi non si presentano i sintomi dell’allergia. Questa sensibilizzazione in tenera età però può aumentare il rischio di una successiva sensibilizzazione ad altri allergeni. La precoce sensibilizzazione verso allergeni inalanti, acari della polvere in particolare, e l’esistenza di una familiarità positiva, aumentano la probabilità di sviluppare l’asma.

Che cos’è la dermatite atopica?

Nei bambini affetti da dermatite atopica è presente un deficit della funzione di barriera, che la cute normalmente esercita, dovuto prevalentemente a fattori genetici; ciò comporta sia un’aumentata perdita di acqua, con la conseguente secchezza cutanea tipica di questa patologia, sia un’aumentata permeabilità dell’epidermide agli agenti esterni (agenti infettivi, allergeni) in grado di favorire o innescare a livello cutaneo il processo infiammatorio responsabile del quadro istopatologico e clinico della dermatite atopica.

Come si diagnostica la “marcia allergica”?

Per prevenire queste patologie e arrestare la “marcia allergica” è importante una diagnosi precoce. Individuare la presenza di allergie sin dalla tenera età è possibile è possibile attraverso l’esecuzione di test cutanei o l’individuazione degli anticorpi specifici presenti nel sangue: tutti esami cui possono essere sottoposti anche bambini piccoli.

Come si cura?

Il vantaggio di sapere o riconoscere la predisposizione individuale alla “marcia allergica”, consente di attuare strategie preventive sia primarie che secondarie. Nel caso della “marcia allergica”, la prevenzione primaria consisterebbe nel promuovere l’allattamento al seno e ridurre quanto più possibile l’esposizione agli allergeni (in particolare acari della polvere e animali domestici). In caso di sensibilizzazione già avvenuta, è possibile intervenire con una prevenzione secondaria, volta cioè a contenere i sintomi, limitando il più possibile la progressione di malattia. Prevenzione secondaria che, nel caso di allergie, si attua con l’immunoterapia specifica, riconosciuta anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come l’unico trattamento in grado di modificare la risposta dell’organismo verso l’allergia. Le nuove linee guida hanno dimostrato che prevenire l’andamento della marcia allergica è l’unico modo di bloccare l’evoluzione di questa in patologie più gravi e croniche.

Come gestire correttamente l’intolleranza al lattosio

Come gestire correttamente l’intolleranza al lattosio

Il latte è il primo alimento di cui ci nutriamo: buono da bere, ottimo come fonte di nutrimento. Eppure la maggior parte della popolazione mondiale presenta diversi gradi di intolleranza al lattosio. La causa è da ricercare nella mancanza o nella riduzione degli enzimi deputati alla digestione di questo zucchero presente nel latte e che fisiologicamente dovrebbe essere scisso in due unità più semplici. L’intolleranza al lattosio può essere una normale conseguenza della crescita, poiché durante l’infanzia i livelli di lattasi diminuiscono naturalmente, oppure avere origine genetica. In genere il disturbo si risolve semplicemente limitando il consumo dei cibi che la contengono.

Che cos’è l’intolleranza al lattosio?

L’intolleranza al lattosio consiste nell’incapacità di digerire correttamente il lattosio, il principale zucchero contenuto nel latte, ed è causata da una presenza insufficiente dell’enzima lattasi. Il lattosio infatti è un disaccaride che per essere correttamente digerito dall’organismo deve prima essere scomposto nei due zuccheri semplici che lo compongono: galattosio e glucosio. Questa scissione avviene ad opera dell’enzima lattasi, che come tutti gli enzimi ha il compito principale di facilitare l’assimilazione di specifici cibi “riducendoli” a elementi più semplici. Se l’enzima lattasi è carente o assente, il lattosio non può essere digerito e resta a fermentare nell’intestino tenue. Esistono vari gradi di intolleranza al lattosio e dipendono, appunto, da quanto è consistente e reversibile il deficit di enzima lattasi.

Come si manifesta?

I sintomi più comuni coinvolgono il tratto gastro-intestinale: dolore e gonfiore addominale, spesso associati a meteorismo e flatulenza. Nei casi più gravi possono inoltre manifestarsi nausea, vomito e diarrea. I sintomi, di norma, insorgono poco dopo l’ingestione di alimenti che contengono lattosio ma possono cambiare molto da soggetto a soggetto, perché dipendono dalla gravità dell’intolleranza e dal tipo di pasto ingerito. La sintomatologia dipende, infatti, anche dal cibo associato, in quanto è legata alla velocità di svuotamento gastrico: se il lattosio viene ingerito insieme ai carboidrati, specialmente quelli semplici, che aumentano la velocità di svuotamento gastrico, i sintomi sono più probabili o più intensi, mentre se viene ingerito insieme a grassi, che riducono la velocità di svuotamento gastrico, i sintomi possono essere molto ridotti o addirittura assenti.

Perché si diventa intolleranti al lattosio?

L’intolleranza può essere genetica o acquisita. Nel primo caso l’organismo non è in grado di produrre enzima lattasi a sufficienza: il disturbo si manifesta in genere a partire dal periodo dello svezzamento. In una forma più rara, il neonato è completamente privo di lattasi e quindi manifesta i sintomi già quando viene nutrito con il latte materno. In tutti gli altri casi l’intolleranza al lattosio è acquisita (o secondaria) e può insorgere a qualunque età. Può essere la conseguenza di patologie, lesioni e infiammazioni a carico dell’intestino o di terapie antibiotiche che inibiscono l’attività dell’enzima lattasi. In questi casi il problema è transitorio: una “disintossicazione” dal lattosio può comportare infatti il ritorno alla normalità.

A quali esami diagnostici sottoporsi?

L’esame diagnostico più diffuso per accertare l’intolleranza al lattosio è il test del respiro o breath test, un esame non invasivo che consiste nell’analisi dell’aria espirata dal soggetto prima e dopo la somministrazione di una dose di lattosio. Nel momento in cui lo zucchero del latte non viene digerito e inizia a fermentare, infatti, si ha un’iper-produzione di idrogeno: se il test rivela che l’aria espirata è eccessivamente ricca di questo gas, significa che è presente l’intolleranza.

Come curare l’intolleranza al lattosio?

L’intolleranza al lattosio si tratta principalmente eliminando dalla dieta tutti le fonti di lattosio, in alcuni casi solo temporaneamente: questo non significa che si debba rinunciare al latte e a tutti i derivati del latte. Oggi la vasta gamma di prodotti senza lattosio o delattosati presenti sul mercato permette ai soggetti intolleranti di non fare rinunce. In Italia l’indicazione “senza lattosio” può essere impiegata per latti e prodotti lattiero-caseari, ma anche per altri prodotti contenenti ingredienti e/o additivi lattei, con un residuo di lattosio inferiore a 0,1 g per 100 g o 100 ml. I prodotti con tale indicazione sono accompagnati anche dall’informazione sulla specifica soglia residua di lattosio.

Cosa è consigliato mangiare?

Per consentire l’utilizzo di latte anche a tutti coloro che soffrono di intolleranze nei suoi confronti, in commercio sono presenti latti delattosati in cui il lattosio si trova, per la maggior parte (70-75%), già scisso in glucosio e galattosio. In alternativa, in commercio ci sono delle bevande vegetali come il latte di soia, il latte di riso, il latte d’avena ecc. Anche lo yogurt e simili, come il latticello o il kefir, o lo skyr grazie alla fermentazione del lattosio operata dai fermenti che contengono, sono generalmente ben tollerati. Per ciò che riguarda i formaggi, sono generalmente ben tollerati quelli molto stagionati come il grana e il parmigiano di molti mesi. Infine, chi soffre di intolleranze al lattosio, può beneficiare del consumo di probiotici, ma soprattutto di integratori a base di lattasi esogena.

Asma e smog: una relazione pericolosa

Asma e smog: una relazione pericolosa

È ormai noto che esiste una correlazione tra inquinamento atmosferico, smog e aumento delle patologie allergiche. I cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo ormai da diversi anni, causati principalmente dal surriscaldamento del pianeta, stanno incidendo sempre di più sulla nostra salute. Un mix “pericoloso” per i soggetti potenzialmente allergici che amplifica l’azione dei pollini con la correlazione e l’azione combinata di agenti inquinanti derivanti dagli scarichi del traffico, residui rilasciati nell’atmosfera dall’attività industriale e polveri sottili.

In che modo l’inquinamento favorisce l’insorgenza delle allergie?

Il tasso crescente di anidride carbonica disciolta in atmosfera, frutto soprattutto del ricorso ai combustibili fossili, sta rendendo più lunghi e intensi i periodi di impollinazione: è quasi scontato che l’incidenza delle allergie sia maggiore. Nei luoghi in cui la qualità dell’aria è peggiore, d’altra parte, i numeri delle allergie sono più elevati. Più alte sono le temperature, maggiore è la quantità di ozono che si sviluppa nell’aria. Parliamo di una molecola non allergizzante, ma che è in grado di irritare l’apparato respiratorio. E, dunque, di accentuare i sintomi respiratori di un’allergia primaverile. A partire dall’asma, rilevabile in quasi il 40% delle persone che ne soffrono: da sola o associata alle altre manifestazioni (starnuti, ostruzione nasale, prurito, rinorrea e congiuntivite). A ciò occorre aggiungere anche l’inquinamento veicolare .I particolati (Pm 2,5, Pm 1 e soprattutto Pm10) possono fungere da «vettore» per i pollini: in pratica le molecole allergeniche si legano alla superficie del particolato che poi le trasporta anche a distanze considerevoli rispetto al luogo dove erano state liberate. L’azione dello smog si combina così con quella degli allergeni peggiorandone le conseguenze e causando congiuntivite, raffreddori frequenti e prolungati nel tempo, ma anche asma e disturbi respiratori.

Quali sono le cause?

Alla base delle patologie allergiche c’è innanzitutto la predisposizione genetica che, però, è modulata dall’ambiente in cui si vive. Se un individuo predisposto geneticamente vive in un ambiente in cui il contatto con sostanze estranee potenzialmente in grado di indurre l’allergia è scarso, il rischio che queste sostanze riescano a scatenare l’allergia è molto basso. Se viceversa il contatto con tali sostanze è elevato, le probabilità di una reazione allergica aumentano. Ma non stiamo parlando solo degli allergeni veri e propri, cioè delle proteine verso le quali è rivolta la reazione allergica (ad esempio pollini, acari della polvere, pelo di animali): esistono altri fattori in grado di scatenare allergie in quanto capaci di modulare la predisposizione genetica.

Lo smog rappresenta un significativo fattore di rischio?

Il 95% della popolazione europea, abitante in aree urbane, è esposta al “traffic related air pollutio”. Questo favorisce l’insorgenza di patologie allergiche come asma, rinite e dermatite atopica. Gli inquinanti interagiscono con i granuli pollinici provocando maggior rilascio di antigeni. Altri elementi inquinanti sono il particolato a basso peso molecolare che provocano infiammazione a livello delle vie aeree. Questo modifica la permeabilità delle mucose e quindi può facilitare l’ingresso dei pollini e di altri allergeni (come spore, acari ed epiteli) e il successivo contatto con cellule del sistema immunitario.

Quale inquinante atmosferico può potenziare gli effetti dei pollini?

Uno degli inquinanti atmosferici che può potenziare gli effetti dei pollini sulla salute è l’ozono. L’ozono troposferico, presente nella bassa atmosfera, può interagire con i pollini e contribuire all’aggravamento dei sintomi allergici. L’esposizione combinata al polline e all’ozono può innescare risposte infiammatorie più intense e prolungate nelle vie respiratorie, portando a sintomi più gravi nelle persone sensibili. Inoltre, altri inquinanti atmosferici come il biossido di azoto e le particelle sospese possono anche contribuire ad aumentare la risposta allergica ai pollini. Questi inquinanti possono irritare le vie respiratorie, rendendole più sensibili agli allergeni e provocando una maggiore reattività. L’effetto sinergico tra gli inquinanti atmosferici e i pollini può peggiorare i sintomi dell’allergia, aumentare la frequenza degli attacchi e rendere più difficile il controllo della condizione allergica. Pertanto, l’inquinamento atmosferico può avere un impatto significativo sulla salute delle persone affette da allergie ai pollini, amplificando i sintomi e compromettendo la qualità della vita.

Quali sono i “campanelli d’allarme” di un’allergia?

I campanelli d’allarme sono la predisposizione familiare alle allergie, la periodicità dei sintomi e la tipologia dei sintomi stessi. Ecco alcuni dei sintomi comuni associati a questa condizione:

  • irritazione delle vie respiratorie: L’esposizione allo smog e alle polveri sottili può causare irritazione delle vie aeree, manifestandosi con tosse persistente, gola irritata e raucedine;
  • difficoltà respiratorie: le persone sensibili allo smog e alle polveri sottili possono sperimentare una sensazione di costrizione o pesantezza al petto e una ridotta capacità respiratoria. Ciò può causare respiro affannoso, dispnea (sensazione di mancanza d’aria) e difficoltà a respirare profondamente;
  • asma: l’esposizione a smog e polveri sottili può scatenare attacchi di asma negli individui predisposti. I sintomi dell’asma includono respiro sibilante, oppressione toracica, tosse e difficoltà respiratorie;
  • congestione nasale: lo smog e le polveri sottili possono irritare le mucose nasali, provocando congestione nasale, naso che cola e prurito nasale;
  • irritazione oculare: smog e polveri sottili possono causare irritazione agli occhi, manifestandosi con arrossamento, prurito, bruciore e lacrimazione;
  • manifestazioni cutanee: in alcuni casi, l’allergia allo smog e alle polveri sottili può causare reazioni cutanee come prurito, eruzioni cutanee o orticaria.

Quando bisogna rivolgersi a un allergologo?

Sarebbe consigliabile rivolgersi all’allergologo quando compaiono sintomi respiratori e/o cutanei, ma soprattutto quando i sintomi rinitici, per esempio, sono associati a sinusite, oppure i sintomi sono presenti per più mesi in un anno, o ancora quando i farmaci assunti non sono efficaci o addirittura i sintomi interferiscono con l’attività quotidiana o addirittura condizionare anche il riposo notturno.

Trascurare un’allergia è pericoloso?

I sintomi allergici anche se inizialmente compaiono in forma lieve e non persistente possono peggiorare improvvisamente nel corso degli anni o, addirittura, dei mesi condizionando e compromettendo la qualità del sonno, la capacità di concentrazione, l’umore stesso, provocare una maggiore irritabilità con ripercussioni sulla qualità della vita e nei vari ambiti professionali di lavoro e/o studio. Vi è poi per alcuni soggetti e alcuni tipi di sensibilizzazioni allergologiche una naturale “marcia allergica” che porta, per esempio, una semplice rinite evolvere verso una più temuta asma bronchiale.

Punture di insetto: come difendersi dalle allergie

Sono proprio le vacanze i momenti più a rischio: le gite in montagna, le giornate al mare, le attività all’aperto come il trekking e il campeggio, comportano un rischio maggiore di essere punti da insetti, in particolare da imenotteri (vespe, api, calabroni. L’allergia al veleno di insetti può svilupparsi a qualsiasi età. Si può essere punti molte volte senza manifestare alcuna reazione, finché, all’ennesima puntura, il sistema immunitario produce anticorpi specifici (le IgE) contro il veleno, provocando la sensibilizzazione allergica. Affinché possa essere seguito un corretto iter diagnostico e terapeutico, è importante identificare correttamente l’insetto pungitore.

Come distinguere il tipo di insetto responsabile?

Osservando in primo luogo la lesione sulla pelle. La puntura d’ape e quella di vespa si distinguono perché il pungiglione dell’ape, a differenza di quello della vespa, viene perso durante la puntura, rimanendo nella sede cutanea colpita. E va rimosso il più presto possibile perché il veleno si propaga nei primi 10-20 secondi: prima si interviene minori saranno i fastidi. I calabroni, invece, sono riconoscibili per le loro grandi dimensioni e per l’intenso dolore provocato dalla loro puntura.

Cosa fare in caso di puntura?

Se dopo la puntura compaiono rossore e gonfiore in una zona di circa 2-3 cm di diametro, si tratta di una reazione perfettamente normale, dovuta alle proprietà infiammatorie del veleno iniettato dall’insetto: in questo caso è sufficiente l’applicazione di ghiaccio e di una pomata al cortisone sulla superficie cutanea interessata. Se il pungiglione è rimasto infilato nella pelle è molto importante estrarlo, e farlo in modo appropriato, onde evitare che il sacco velenifero ad esso attaccato continui a rilasciare veleno. Per farlo, è preferibile ricorrere ad un oggetto affilato, come una limetta o anche una carta di credito, in modo da sollevare il pungiglione gradualmente dal basso verso l’alto. Se il paziente ha già una diagnosi di allergia a veleno di imenotteri deve portare sempre con sé la sua terapia d’emergenza (antistaminici e cortisonici; nei casi di reazioni più gravi, anche l’adrenalina autoiniettabile).

Come riconoscere una reazione allergica?

Le reazioni locali estese, generalmente campanello di allarme per allergia, sono le reazioni allergiche più lievi, caratterizzate da un gonfiore intenso ed esteso, con un pomfo di almeno 8-10 cm di diametro e con una durata superiore alle 24 ore. Invece, le reazioni allergiche sistemiche possono interessare vari apparati: dalla pelle, con pomfi di orticaria diffusi su tutto il corpo, gonfiore delle labbra, delle palpebre, all’apparato gastrointestinale con nausea e vomito ma anche diarrea e dolori addominali; dall’apparato respiratorio a quello circolatorio, provocando sintomi di varia gravità, fino allo shock anafilattico, condizione che mette a serio rischio la vita del paziente, e che statisticamente si verifica nell’1% dei casi.

Come si fa la diagnosi?

La giusta diagnosi è fondamentale in caso di qualsiasi manifestazione, ma soprattutto se le reazioni sono severe. In quest’ultimo caso non basta recarsi, se e quando necessario, al Pronto soccorso, ma occorre avere una diagnosi certa di allergia al veleno degli imenotteri, effettuata da uno specialista allergologo. Per la diagnosi fanno fede una corretta anamnesi, cioè il racconto del paziente riguardo le manifestazioni allergiche, e i risultati di test cutanei. Questi prevedono l’inoculazione di estratti purificati dei veleni più diffusi nel nostro territorio (Apis mellifera, Vespula species, Polistes species, Vespa Crabro) e il RAST test, ovvero la ricerca nel sangue di specifiche IgE che permettano di quantificare gli anticorpi circolanti. Due esami utili e necessari per osservare le reazioni allergiche e mettere in atto misure preventive e terapeutiche efficaci al loro contenimento.

Cosa bisogna fare in caso di reazione allergica?

Se l’infiammazione rimane circoscritta al sito di puntura può essere sufficiente raffreddare la parte interessata, applicare una pomata al cortisone o assumere un antistaminico. Nel caso di reazioni severe (gonfiore al viso, in bocca o in gola, difficoltà respiratorie o respiro sibilante, sensazione di costrizione in gola o al petto, orticaria, vertigini, nausea, vomito, crampi alla pancia, diarrea, pressione bassa, sudorazione o collasso) bisogna recarsi subito al pronto soccorso. Se il paziente ha già una diagnosi di allergia a veleno di imenotteri dovrà somministrare la sua terapia d’emergenza: antistaminici e cortisonici, e nei casi di reazioni più gravi l’adrenalina autoiniettabile.

Quando serve l’immunoterapia specifica?

L’immunoterapia allergene specifica ha un’efficacia particolarmente elevata (90-100%) ed è considerata una terapia salvavita essendo in grado di modulare la risposta immunitaria nei soggetti allergici, proteggendoli nel medio-lungo termine dalle reazioni dovute a successive punture. Consiste nella somministrazione di piccole quantità di allergeni per via sottocutanea, che portano gradualmente il sistema immunitario ad avere una reazione adeguata al veleno dell’insetto. La terapia trova indicazione nelle reazioni allergiche di tipo sistemico; si può inoltre valutare la possibilità di eseguire tale trattamento anche in altri casi, tenendo in considerazione alcuni fattori come lo stile di vita e la categoria professionale del paziente (es. apicoltori, agricoltori).

Come evitare le punture di insetti?

La stagione più a rischio è quella estiva, sia perché si passa più tempo all’aria aperta, sia perché si indossano abiti che lasciano scoperte aree del corpo più ampie. Ecco alcune regole per proteggersi:

  •  Evitate di camminare a piedi nudi nei parchi o sull’erba. Non sedetevi a terra, specie dove la vegetazione è alta, e fate attenzione se percorrete sentieri poco battuti.
  • Evitate di indossare abiti larghi e di colore nero o molto vivace: preferire il bianco. A fine giornata, se avete fatto una passeggiata in montagna o in campagna, fate una veloce ma accurata ispezione dei vostri vestiti.
  • Se viaggiate in automobile, è sempre meglio tenere chiuso il finestrino. Se viaggiate in moto o in bici, è meglio avere sempre il casco integrale e i guanti. Ai piedi mai i sandali scoperti, ma scarponcini chiusi e alti fino alla caviglia.
  • Non lasciate cibi o bevande all’aperto quando fate un picnic e non bevete bibite zuccherate direttamente dalla lattina, nella quale gli insetti potrebbero entrare.
  • Tenete ben chiuse le pattumiere.
  • Nel caso di presenza di imenotteri, rimanete calmi ed allontanatevi lentamente.

Arriva l’estate, ma le allergie non vanno in vacanza

È davvero il caso di dirlo: le allergie non vanno in vacanza. Starnuti e pruriti non sono prerogative solo della primavera. È vero che nei mesi estivi alcune fioriture sono terminate: quindi, il problema delle reazioni allergiche è meno diffuso. Ma è altresì vero che i cambiamenti climatici hanno modificato il ciclo di vita delle piante allungandone il periodo di fioritura e di impollinazione.

Tra i principali responsabili di allergie respiratorie durante i mesi estivi ci sono le graminacee e la parietaria.

Ma non sono solo le piante con i loro pollini a rappresentare una minaccia. L’alternaria è una specie di fungo particolarmente diffusa nel nostro Paese, responsabile di numerose allergie soprattutto nel periodo che va da luglio a settembre, quando la concentrazione nell’aria delle sue spore è massima. I sintomi sono quelli tipici di una allergia respiratoria: rinite, congiuntivite e spesso asma.

Oltre alle più diffuse allergie respiratorie non vanno sottovalutate neanche quelle cutanee (come l’orticaria o le allergie da contatto), alimentari o da punture di insetto.

L’orticaria

Un’allergia fastidiosa ma purtroppo assai diffusa: si stima che durante il periodo estivo circa 1 milione di persone, in Italia, presentino almeno un episodio di orticaria acuta. Ma perché ci viene l’orticaria in estate? In cima alle motivazioni c’è la sudorazione, che aumenta il prurito: poi i raggi solari e a seguire l’acqua di mare (per chi ci va, ovviamente), e ancora le temperature elevate, il cambio della dieta. Non solo: l’applicazione di cosmetici solitamente usati nel periodo estivo può determinare un’orticaria da contatto, sia localizzata che estesa. Nello specifico si parla di oli per capelli, creme o filtri solari, profumi.

L’allergia da contatto

L’allergia da contatto è provocata, appunto, dal “contatto” con qualcosa che provoca irritazione. Uno su tutti il nichel. Poi tra i prodotti più comunemente incriminati ci sono, ad esempio, gli emulsionanti, gli idratanti a base di urea, i prodotti ad alto contenuto di glicole di propilene, ma anche i profumi, prodotti che rilasciano formaldeide e anche alcuni prodotti naturali. Ma è bene stare attenti anche alla composizione dei tessuti per l’abbigliamento, e pure ai tatuaggi (anche quelli temporanei, all’henné).

Allergie alimentari

In vacanza, soprattutto all’estero, è opportuno sapere con esattezza cosa si ordina per evitare possibili reazioni allergiche causate da alcuni ingredienti. È sempre meglio dichiarare le allergie alimentari e portare con sé i farmaci per il primo intervento. Tra gli alimenti maggiormente coinvolti in questi tipi di allergie vi sono il latte, le uova, la soia, le arachidi, le nocciole, il pesce, i crostacei.

Allergie da punture

Passando più ore all’aria aperta, aumentano anche le possibilità di punture di insetti. Dopo la puntura di imenottero (api, vespe e calabroni) possono verificarsi sintomi di diversa gravità. Le reazioni locali, e le cosiddette reazioni locali estese (cioè del diametro di almeno 10 cm e con durata superiore a 24 ore) sono generalmente di natura infiammatoria, e non di interesse allergologico. Al contrario le reazioni generalizzate sono spesso espressione di una sensibilizzazione allergica. Queste ultime hanno solitamente un esordio molto rapido e possono coinvolgere, oltre al distretto cutaneo, anche l’apparato gastrointestinale, quello respiratorio e quello circolatorio, provocando sintomi di varia gravità, fino allo shock anafilattico, condizione che mette a serio rischio la vita del paziente, e che statisticamente si verifica nell’1% dei casi.

Prima di partire per le vacanze è sempre bene consultare il proprio allergologo per verificare di avere con sé tutte le terapie necessarie al corretto trattamento della propria allergia.

Quando il prurito è allergia

Quando il prurito è allergia?

Il prurito è uno dei segnali del nostro corpo per indicarci che qualcosa non va. In molti casi il problema nasce direttamente a livello cutaneo: un’infiammazione, magari dovuta al contatto con una sostanza irritante, la secchezza della cute (xerosi), tipica degli anziani e di chi soffre di dermatite atopica. Oppure patologie dermatologiche che si associano a manifestazioni cutanee come l’eritema solare, caratterizzato da piccole lesioni, l’orticaria cronica o la dermatite da contatto, che si manifesta anche con desquamazione. O ancora la scabbia, causata da un acaro che vive sotto la pelle e che può dare come unico sintomo il prurito.

Ma il prurito può anche coinvolgere tutto il corpo e persistere a lungo.

Succede quando la patologia che lo causa non è dermatologica, come per esempio malattie renali croniche, epatiche, diabete, problemi alla tiroide, alcune forme di tumore o malattie neurologiche. In alcuni casi all’origine del prurito ci può essere un semplice disagio psicologico.

Una cosa è certa: il prurito, se non è associato ad alcuna manifestazione cutanea, non è mai di natura allergica.

Quando invece si accompagna a sintomi cutanei simili a una dermatite, la causa può essere un’allergia da contatto. Nelle manifestazioni cutanee legate alle forme allergiche (orticaria, dermatite atopica, dermatite da contatto, manifestazioni cutanee associate allo shock) il mediatore principale è rappresentato dall’istamina che ha una azione diretta di stimolo dei nocicettori del prurito. A scatenare la reazione allergica possono essere prodotti usati per l’igiene personale o creme, tinture per capelli o detersivi.

La prima mossa, quindi, è capire da dove nasce il problema.

Il patch test è un test allergologico utilizzato per determinare se una sostanza specifica provoca infiammazione allergica della cute.

Si applicano sulla pelle del paziente alcuni dischetti non assorbenti (patch), contenenti ciascuno un allergene potenzialmente responsabile della dermatite (es. nichel, cromo, conservanti, coloranti, profumi ecc.). L’allergene viene rilasciato lentamente per 48/72 ore e, se la persona è suscettibile ad una particolare sostanza, compare una reazione infiammatoria locale.

Oltre che da un’allergia da contatto, il prurito può essere causato anche da un’allergia alimentare.

In questo caso i sintomi sono istantanei: pizzicore in bocca, in gola e a livello delle orecchie, la comparsa di orticaria, gonfiore in viso, in particolare attorno a occhi, labbra, lingua e palato. In alcuni casi la reazione può essere molto violenta con la comparsa di difficoltà respiratorie. Questi sintomi sono causati da una reazione anomala del nostro sistema immunitario in seguito all’introduzione di quantità anche minime di un componente di un alimento (il cosiddetto allergene) normalmente innocuo.

Il legame tra lo specifico allergene e gli anticorpi provoca il rilascio di istamina, che causa i sintomi tipici della reazione allergica, tra cui anche il prurito.

Visto che la comparsa di questi disturbi segue molto rapidamente l’introduzione dell’allergene, è piuttosto facile associare i due eventi. Nella maggior parte di casi la sintomatologia viene alleviata attraverso l’assunzione di antistaminici o cortisonici. Ma in ogni caso può essere utile rivolgersi ad un allergologo per valutare la necessità di sottoporsi a test diagnostici.

La reazione allergica sarà diversa da persona a persona per predisposizione genetica, familiarità, condizioni ambientali e stili di vita ed è dunque meritevole di una valutazione individuale da parte dello specialista. Prenota una visita specialistica con il dottor Michele Malaguarnera, specialista in allergologia e immunologia di Catania, chiamando i seguenti numeri: 0957150323 / 3471143326.

SOS allergie stagionali

SOS allergie stagionali: cause, sintomi e terapie

Con l’arrivo della primavera è iniziato il periodo delle allergie stagionali. Raffreddori, starnuti, arrossamento degli occhi e asma bronchiali, questi sono solo alcuni dei sintomi che possono manifestarsi quando si soffre di allergie stagionali. Sono molte le persone che ne soffrono, alcune in maniera più lieve, altre in forma più o meno grave: a causare la reazione allergica è per lo più l’alta concentrazione di pollini presenti nell’aria.

L’allergia stagionale è una reazione del sistema immunitario nei confronti di alcune sostanze apparentemente innocue, come il polline rilasciato dalle piante, le spore rilasciate dalle muffe e altri allergeni presenti in determinati periodi dell’anno nell’ambiente.

Il sistema immunitario che ha sviluppato queste allergie riconosce queste sostanze (allergeni) come aggressori e rilascia alcune sostanze nel sangue per creare una barriera contro di loro. Ed è proprio il rilascio di queste sostanze che provoca i sintomi. Nello specifico, i principali sintomi sono prurito diffuso, secrezione nasale (rinorrea) che può portare all’otite, starnuti e congiuntivite. La mucosa nasale può inoltre gonfiarsi e i seni paranasali ostruirsi, causando cefalea e occasionalmente infezioni (sinusite). Nei casi più gravi possono presentarsi veri e propri attacchi di asma con tosse, respiro sibilante e difficoltà respiratorie marcate. Esistono, infine, casi rari di shock anafilattico.

I soggetti allergici possono reagire a più pollini, pertanto la sintomatologia può permanere per più mesi, anche fino all’autunno.

I pollini responsabili delle allergie stagionali hanno un andamento periodico, seguono infatti il ciclo delle piante, responsabili della produzione di tali allergeni, che vengono riversati nell’ambiente per poi entrare in contatto con le vie respiratorie. Il periodo più ricco di pollini, in cui si concentrano la maggior parte dei sintomi di allergia è tra la primavera e l’estate, in particolare i mesi di aprile, maggio e giugno, ma in realtà i pollini delle varie specie di piante ed alberi sono presenti lungo quasi tutto l’arco dell’anno.

Sinteticamente si possono individuare le seguenti stagioni:

  • primavera: generalmente alberi (quercia, olmo, ontano, betulla, faggio, pioppo, frassino e olivo);
  • estate: graminacee (erba Bermuda, fleo, paleo odoroso, erba mazzolina e sorgo) ed erbe infestanti (cardo selvatico e piantaggine);
  • autunno: ambrosia, alternaria (muffa).

L’incidenza e la concentrazione nell’aria dei pollini delle piante erbacee ed arbustive varia notevolmente in base all’area geografica. La presenza di granuli di polline nell’atmosfera dipende infatti dalle condizioni climatiche e dalla diffusione della vegetazione nella zona. In Sicilia, ad esempio, la stagione delle graminacee e della parietaria, a causa delle elevate temperature, comincia in anticipo.

Come si fa a scoprire se si è allergici?

La diagnosi di allergia stagionale deve essere effettuata da uno specialista in allergologia. L’allergologo dapprima procede con l’anamnesi e la raccolta di informazioni sui sintomi e lo stile di vita del paziente. Successivamente esegue i test diagnostici.

I prick test prevedono l’applicazione sulla cute del paziente di una goccia di ogni estratto/allergene, che poi viene fatto penetrare sottocute tramite l’utilizzo di una lancetta. Lo sviluppo di un’eventuale reazione (una tumefazione pallida, leggermente in rilievo e circondata da una zona arrossata), significa che il soggetto è allergico a quella specifica sostanza. Il dosaggio delle immunoglobuline (IgE), tramite un prelievo di sangue, invece, misura la risposta immunitaria a un allergene specifico. Utile nel caso in cui il test cutaneo risulti dubbio.

La prevenzione è la prima arma: è consigliato limitare il più possibile l’esposizione all’allergene.

Trattandosi tuttavia di pollini che hanno un’ampia diffusione sul territorio, in determinati periodi, la strategia non è delle più semplici. Limitare il tempo da trascorrere all’aperto, chiudere le finestre, utilizzare filtri dell’aria e sistemi di condizionamento possono essere utili accorgimenti, ma non sufficienti. Per mitigare i sintomi esistono diversi farmaci: spray nasali a base di corticosteroidi, antistaminici, decongestionanti, colliri e broncodilatatori.

Nel caso in cui le opzioni farmacologiche non allevino i sintomi dell’allergia stagionale, si può ricorrere a trattamenti specifici per l’allergia come l’immunoterapia o terapia desensibilizzante.

Un trattamento a lungo termine che prevede la somministrazione, tramite iniezioni, dell’allergene diluito a concentrazioni crescenti. Lo scopo è quello di abituare gradualmente l’organismo alla sostanza che scatena l’allergia, in maniera tale che la risposta immunitaria venga rimodulata. È una cura che va iniziata dopo la stagione dei pollini, proprio per prepararsi alla stagione successiva.

Se anche con l’arrivo della primavera riferisci un peggioramento dei sintomi (ostruzione nasale, starnuti, asma) propri delle allergie stagionali prenota una visita con il dottor Michele Malaguarnera, specialista in allergologia e immunologia di Catania, chiamando i seguenti numeri: 0957150323 / 3471143326