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Orticaria allergica e dermatite da contatto sintomi, diagnosi e cure

Orticaria allergica e dermatite da contatto: sintomi, diagnosi e cure

L’orticaria allergica è una reazione cutanea che compare all’improvviso e può durare da poche ore fino a settimane. In molti casi si accompagna a prurito intenso, gonfiore e rossore. Ma non è l’unica forma di allergia cutanea: la dermatite da contatto è altrettanto diffusa e spesso confusa con l’orticaria. Scoprire come riconoscere questi disturbi, distinguerli e curarli è fondamentale per chi soffre di irritazioni ricorrenti.

Nel corso dell’articolo esamineremo i sintomi più comuni, i criteri per la diagnosi differenziale e i trattamenti disponibili, con un approccio chiaro e scientifico, pensato sia per il pubblico generale sia per chi desidera approfondire.

Sintomi principali

L’orticaria allergica si manifesta con pomfi (chiamati anche “orticaria” o “voglie”) in rilievo, bordi netti e centro pallido. Appaiono in gruppi e possono spostarsi in poche ore. Il prurito spesso fa sì che il soggetto si gratti ripetutamente, aumentando l’irritazione.

La dermatite da contatto, invece, insorge laddove la pelle è venuta a contatto con una sostanza irritante o allergizzante. Si presenta con:

  • eritema (arrossamento),
  • vescicole, a volte con piccole bolle,
  • desquamazione nella fase cronica,
  • prurito più lieve ma persistente.

Spesso l’esposizione è localizzata (mani, collo, volti), mentre l’orticaria può diffondersi su tutto il corpo.

Diagnosi differenziale

Distinguere l’orticaria allergica dalla dermatite da contatto è essenziale per stabilire la terapia giusta. Ecco i passaggi principali:

  1. Anamnesi accurata: Il medico raccoglie informazioni su farmaci assunti, cibi consumati, attività recenti (sport, lavori manuali), esposizione a piante o detergenti.
  2. Esame obiettivo: L’osservazione diretta delle lesioni cutanee consente di valutare forma, dimensione, disposizione e tempistica di comparsa.
  3. Test cutanei:
    1. Prick test: piccole dosi di allergeni (pollini, acari, alimenti) vengono inoculate per valutare la reazione immediata.
    2. Patch test: piastre quadrate con sostanze sospette vengono applicate sulla schiena per 48 ore, utili soprattutto per la dermatite da contatto.
  4. Esami del sangue: La ricerca di immunoglobuline E (IgE) specifiche può confermare l’orticaria allergica. La conta della diffusa istamina nel sangue è meno comune, ma talvolta impiegata.

Cause e fattori scatenanti

  • Alimenti: crostacei, frutta secca, latte, uova.
  • Farmaci: antibiotici (penicilline), fans (antinfiammatori non steroidei), anestetici.
  • Insetti: punture di api o vespe, zecche.
  • Sostanze chimiche: nichel, lattice, profumi, conservanti nei cosmetici.
  • Fattori fisici: freddo, calore, pressione, vibrazioni.
  • Stress: può aggravare o scatenare reazioni in soggetti predisposti.

Trattamenti disponibili

Terapia farmacologica

  • Antistaminici orali: prima linea per orticaria e dermatite. Riducono il prurito e il rossore. Vanno assunti regolarmente finché persistono i sintomi.
  • Corticosteroidi topici: utili nella dermatite da contatto per ridurre l’infiammazione locale. Da usare per periodi brevi o con prodotti a bassa potenza.
  • Corticosteroidi orali o intramuscolo: riservati ai casi più gravi di orticaria estesa, sotto stretto controllo medico.
  • Inibitori del leucotriene: impiegati in alcuni pazienti con orticaria cronica.
  • Biologici (es. omalizumab): riservati alle forme croniche e resistenti alle terapie convenzionali di orticaria.

Misure non farmacologiche

  • Evitare gli allergeni: fondamentale per la dermatite da contatto. Identificare e sostituire il prodotto che provoca la reazione.
  • Bagni lenitivi: avena colloidale o camomilla per ridurre prurito e infiammazione.
  • Idratazione della pelle: creme emollienti senza profumi per rinforzare la barriera cutanea.
  • Abiti in cotone: favoriscono la traspirazione e riducono l’irritazione da sfregamento.
  • Riduzione dello stress: tecniche di rilassamento possono aiutare nei casi in cui lo stress peggiora i sintomi.

Quando rivolgersi allo specialista

Se le eruzioni cutanee compaiono più volte nell’arco di poche settimane o mesi, se il prurito è insopportabile o se si manifestano gonfiore delle labbra e difficoltà respiratorie, è importante consultare un allergologo. Una diagnosi tempestiva consente di intervenire con terapie mirate e prevenire complicazioni.

Non trascurare i rossori e il prurito che non passano. Rivolgiti a uno specialista per una diagnosi precisa e una terapia adeguata. La tua pelle merita cure mirate.

Arriva l’estate, ma le allergie non vanno in vacanza

È davvero il caso di dirlo: le allergie non vanno in vacanza. Starnuti e pruriti non sono prerogative solo della primavera. È vero che nei mesi estivi alcune fioriture sono terminate: quindi, il problema delle reazioni allergiche è meno diffuso. Ma è altresì vero che i cambiamenti climatici hanno modificato il ciclo di vita delle piante allungandone il periodo di fioritura e di impollinazione.

Tra i principali responsabili di allergie respiratorie durante i mesi estivi ci sono le graminacee e la parietaria.

Ma non sono solo le piante con i loro pollini a rappresentare una minaccia. L’alternaria è una specie di fungo particolarmente diffusa nel nostro Paese, responsabile di numerose allergie soprattutto nel periodo che va da luglio a settembre, quando la concentrazione nell’aria delle sue spore è massima. I sintomi sono quelli tipici di una allergia respiratoria: rinite, congiuntivite e spesso asma.

Oltre alle più diffuse allergie respiratorie non vanno sottovalutate neanche quelle cutanee (come l’orticaria o le allergie da contatto), alimentari o da punture di insetto.

L’orticaria

Un’allergia fastidiosa ma purtroppo assai diffusa: si stima che durante il periodo estivo circa 1 milione di persone, in Italia, presentino almeno un episodio di orticaria acuta. Ma perché ci viene l’orticaria in estate? In cima alle motivazioni c’è la sudorazione, che aumenta il prurito: poi i raggi solari e a seguire l’acqua di mare (per chi ci va, ovviamente), e ancora le temperature elevate, il cambio della dieta. Non solo: l’applicazione di cosmetici solitamente usati nel periodo estivo può determinare un’orticaria da contatto, sia localizzata che estesa. Nello specifico si parla di oli per capelli, creme o filtri solari, profumi.

L’allergia da contatto

L’allergia da contatto è provocata, appunto, dal “contatto” con qualcosa che provoca irritazione. Uno su tutti il nichel. Poi tra i prodotti più comunemente incriminati ci sono, ad esempio, gli emulsionanti, gli idratanti a base di urea, i prodotti ad alto contenuto di glicole di propilene, ma anche i profumi, prodotti che rilasciano formaldeide e anche alcuni prodotti naturali. Ma è bene stare attenti anche alla composizione dei tessuti per l’abbigliamento, e pure ai tatuaggi (anche quelli temporanei, all’henné).

Allergie alimentari

In vacanza, soprattutto all’estero, è opportuno sapere con esattezza cosa si ordina per evitare possibili reazioni allergiche causate da alcuni ingredienti. È sempre meglio dichiarare le allergie alimentari e portare con sé i farmaci per il primo intervento. Tra gli alimenti maggiormente coinvolti in questi tipi di allergie vi sono il latte, le uova, la soia, le arachidi, le nocciole, il pesce, i crostacei.

Allergie da punture

Passando più ore all’aria aperta, aumentano anche le possibilità di punture di insetti. Dopo la puntura di imenottero (api, vespe e calabroni) possono verificarsi sintomi di diversa gravità. Le reazioni locali, e le cosiddette reazioni locali estese (cioè del diametro di almeno 10 cm e con durata superiore a 24 ore) sono generalmente di natura infiammatoria, e non di interesse allergologico. Al contrario le reazioni generalizzate sono spesso espressione di una sensibilizzazione allergica. Queste ultime hanno solitamente un esordio molto rapido e possono coinvolgere, oltre al distretto cutaneo, anche l’apparato gastrointestinale, quello respiratorio e quello circolatorio, provocando sintomi di varia gravità, fino allo shock anafilattico, condizione che mette a serio rischio la vita del paziente, e che statisticamente si verifica nell’1% dei casi.

Prima di partire per le vacanze è sempre bene consultare il proprio allergologo per verificare di avere con sé tutte le terapie necessarie al corretto trattamento della propria allergia.

Orticaria cosa fare

Cosa fare se si ha l’orticaria?

manifestazioni cutanee più comuni: frequentemente è superficiale (epidermica), può apparire su una parte limitata del corpo (localizzata) o essere distribuita su grandi aree (diffusa). Quando colpisce gli strati più profondi della pelle si parla di angioedema.

I soggetti allergici hanno un rischio maggiore di manifestare orticaria.

La causa più comune è rappresentata da reazioni allergiche a farmaci oppure ad alimenti, che stimolano l’organismo a rilasciare sostanze chimiche in grado di innescare la comparsa di gonfiore e rossore diffuso. Può tuttavia essere causata anche da infezioni, stress ed altro.

Possiamo distinguere due casi principali:

  • orticaria acuta, se il fenomeno sparisce nell’arco di sei settimane;
  • orticaria cronica, se persiste più a lungo (talvolta anche per anni).

Mentre l’orticaria acuta è frequentemente causata da una reazione di tipo allergico, la forma cronica ha spesso una causa autoimmune.

Circa il 70% degli episodi di orticaria si manifesta in forma acuta. Insorge rapidamente, raggiungendo il picco in 8-12 ore, per poi guarire spontaneamente entro uno o due giorni.

Possono essere causa di orticaria acuta:

  • Alimenti. Ogni alimento può scatenare un’allergia, ma quelli a maggior rischio sono molluschi, pesce, frutta a guscio, uova, cioccolata, latte.
  • Farmaci. Potenzialmente tutti i farmaci possono causare l’orticaria, ma tra quelli più comunemente coinvolti troviamo antibiotici e antinfiammatori (come aspirina, ibuprofene).
  • Altri allergeni: polline, forfora degli animali, lattice, punture d’insetto.
  • Fattori fisici: caldo e/o freddo, luce solare, contatto con l’acqua (orticaria acquagenica), pressione sulla pelle, stress, esercizio fisico.

In caso di allergie alimentari e a fattori ambientali, i segni si manifestano entro pochi minuti o alcune ore dopo l’ingestione o il contatto con l’agente scatenante. La maggior parte delle allergie si presenta in forma lieve, ma in alcuni casi, l’orticaria acuta può essere il sintomo di una grave reazione allergica, nota come anafilassi o shock anafilattico. Questa evolve con dispnea, debolezza e collasso, e deve essere sempre trattata come un’emergenza medica.

Si stima. Invece, che circa un caso su tre delle forme croniche abbia causa autoimmune, correlata per esempio a lupus o artrite reumatoide. Più raramente, può essere dovuta ad altre malattie e infezioni croniche: malattie della tiroide, tumori (linfoma, carcinoma polmonare), celiachia, epatite, parassiti intestinali.

Dopo l’anamnesi e l’esame dei segni e dei sintomi dell’orticaria, di solito il processo diagnostico prevede il ricorso a test allergologici.

Questo tipo di test sono generalmente eseguiti su sangue o pelle, e hanno lo scopo di appurare se l’orticaria è dovuta ad allergeni. In caso di orticaria cronica, dal momento che è altamente improbabile che la causa sia di natura allergica, i test allergologici non sono di grande utilità. Quando i pazienti non rispondono al trattamento, o presentano sintomi gravi e ricorrenti, è necessario ricorre a esami più approfonditi, come: esame emocromocitometrico completo (che consente di individuare anomalie nelle cellule del sangue), VES o velocità di sedimentazione degli eritrociti (che permette di identificare eventuali infiammazioni o condizioni autoimmuni), esame delle feci, test della tiroide, test della funzionalità epatica, biopsia cutanea.

Molti casi di orticaria non richiedono alcun trattamento, in quanto i sintomi sono lievi e tendono a risolversi entro pochi giorni.

La terapia di elezione, quando necessaria, è rappresentata dagli antistaminici: vengono somministrati per via orale e sono, come indica il nome stesso, capaci di inibire il rilascio di istamina, riducendo prurito e rash cutaneo, e alleviando i sintomi. Nei casi di sintomi più gravi, come intensità e/o durata, il medico potrebbe decidere di ricorrere a un breve ciclo di corticosteroidi per via sistemica, per le loro proprietà antinfiammatorie e antiallergiche.

Allergia al lattice precauzioni da prendere in cucina

Allergia al lattice: quali precauzioni prendere in cucina?

Guanti, elastici, preservativi. Non basta depennare questi oggetti dall’uso quotidiano per sfuggire ad ogni pericolo. L’allergia al lattice impone attenzione anche a tavola. Il motivo è la cross-reattività legata alla presenza negli alimenti di proteine dalla struttura simile a quella degli allergeni del lattice.

La contemporanea allergia al lattice e ad alcuni tipi di frutta viene riconosciuta con il nome “sindrome latex-fruit”

Alcune persone con allergia al lattice possono manifestare anche delle sensibilizzazioni nei confronti di certi alimenti, specialmente di origine vegetale, che contengono proteine simili a quelle del lattice. Un’allergia di tipo inalante come quella al lattice, quindi, potrebbe creare problemi anche consumando degli alimenti che nulla sembrano avere a che fare con questo materiale usato soprattutto in ambito sanitario.

Le più comuni allergie lattice-correlate sono quelle a noci e banane, ma anche altri tipi di vegetali:

  • kiwi

  • ananas

  • avocado

  • melone

  • pesca

  • fico

  • frutto della passione

  • mango

  • patata

  • pomodoro

  • nocciole

  • arachidi

  • castagne

Una ricerca pubblicata sulla rivista Biochemical Society Transactions stima che circa il 30-50% degli allergici al lattice manifesti sensibilità verso alimenti di origine vegetale.

In genere, l’allergia al lattice scatena sintomi prettamente cutanei (orticaria, angioedema, arrossamento, vescicole, eritemi), spesso associati a deficit respiratori (asma, rinite, ipossia, dispnea). Ma può anche indurre sindrome orale allergica e shock anafilattico.

In caso di sospetto di allergia al lattice è necessario eseguire una visita allergologica

Successivamente ad un’anamnesi specifica il sospetto può essere verificato mediante test cutanei ed ematici. Il test cutaneo consiste in un prick test con estratto di lattice standardizzato. Nel caso in cui non risulti eseguibile o risulti negativo a fronte di un consistente sospetto clinico, l’allergia può essere indagata con un prelievo per dosare le IgE specifiche per il lattice e per i suoi principali allergeni. Se entrambi i test risultano negativi, ma rimane il sospetto, si può eseguire un test di provocazione generalmente verificando gli effetti dell’uso di un guanto in lattice sotto controllo clinico.

Per l’allergia al lattice non esiste al momento una cura risolutiva. Quindi, chi ne soffre deve per prima cosa evitare qualsiasi contatto con oggetti in lattice ed alimenti che possono scatenare la cross-reattività

Vista la gravità dei disturbi provocati dalla sindrome latex-fruit si raccomanda l’eliminazione dei frutti e dei vegetali “incriminati” una volta giunti a diagnosi, così come avviene nelle allergie alimentari tradizionali. In caso di sintomi si può ricorrere immediatamente a farmaci antistaminici per bocca e a quelli a base di cortisone. Chi per lavoro è a rischio di contatto o inalazione del lattice si consiglia l’immunoterapia specifica (ITS), sublinguale, che però può essere usato solo in casi molto particolari e sotto la supervisione del medico.

Lo Studio Medico Malaguarnera di Catania, grazie alla sinergia dello specialista allergologo e del nutrizionista, è in grado di offrire la migliore risposta per la diagnosi e la cura dell’allergia al lattice che richiede un approccio multidisciplinare.

Prenota una visita specialistica allo 095 7150323 / 347 1143326 oppure online cliccando qui!