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Allergie alimentari: riconoscimento e gestione nella vita di tutti i giorni

Allergie alimentari: riconoscimento e gestione nella vita di tutti i giorni

Fin dal primo boccone, le allergie alimentari possono trasformare un pasto in un’esperienza pericolosa. Chi soffre di reazioni avverse deve imparare a leggere i segnali del corpo, a evitare i cibi a rischio e a prepararsi a eventuali emergenze. In questo articolo discuteremo come riconoscere le allergie alimentari, quali passi seguire per una corretta diagnosi e come gestirle giorno dopo giorno, garantendo sicurezza e qualità della vita.

Che cosa sono le allergie alimentari

Un’allergia alimentare nasce quando il sistema immunitario scambia una proteina presente nel cibo per una sostanza nociva. In risposta, produce anticorpi (IgE) che scatenano il rilascio di mediatori chimici, come l’istamina. Da qui appaiono sintomi che possono variare da lievi (prurito, orticaria) a gravi (edema della glottide, shock anafilattico). È diverso dall’intolleranza, dove non interviene il sistema immunitario ma meccanismi enzimatici o metabolici.

Sintomi e segnali d’allarme

Le manifestazioni possono insorgere entro pochi minuti dall’assunzione del cibo. Il prurito intorno alle labbra o alla bocca è spesso il primo campanello d’allarme. In seguito possono comparire pomfi rossi sul corpo, gonfiore alle palpebre o alle labbra, nausea, vomito e crampi addominali. Nei casi più gravi si verifica broncospasmo, con difficoltà a respirare, calo della pressione e rischio di perdita di coscienza.

Riconoscere subito i sintomi è cruciale per intervenire in tempo. Ogni persona può manifestare reazioni diverse o combinazioni di effetti, perciò è importante osservare e annotare con precisione quanto accade dopo i pasti.

Diagnosi: il primo passo verso la sicurezza

Per un riconoscimento affidabile, la diagnosi deve passare attraverso più fasi.

Anamnesi dettagliata

Il medico raccoglie informazioni su ciò che si è mangiato, sulle dosi, sui sintomi e sui tempi di insorgenza. È utile tenere un diario alimentare in cui annotare ogni reazione sospetta.

Test cutanei (Prick test)

Piccole gocce di estratto allergenico vengono applicate sulla pelle dell’avambraccio. Se compare un pomfo entro 15–20 minuti, si conferma la sensibilizzazione a quello specifico alimento.

Esami del sangue

Misurare le IgE specifiche permette di identificare quali proteine scatenano la reazione immunitaria.

Dieta di eliminazione e reintroduzione

Sotto la guida del biologo nutrizionista, si sospendono gli alimenti sospetti per un periodo di settimane. Poi, uno alla volta, si reintroducono, monitorando eventuali cambiamenti. Questo approccio aiuta a capire con precisione cosa va evitato.

Grazie alla collaborazione tra allergologo e biologo nutrizionista, si ottiene un quadro completo: il medico conferma l’allergia, il nutrizionista assicura un’alimentazione bilanciata nonostante le restrizioni.

Gestire le allergie alimentari ogni giorno

La gestione pratica delle allergie alimentari richiede attenzione costante ma non deve diventare fonte di ansia continua.

Leggere sempre le etichette: la presenza di “tracce di…” può essere sufficiente a scatenare una reazione. Imparare a decifrare gli ingredienti e i simboli riportati sulle confezioni è fondamentale.

Pianificare i pasti fuori casa: comunicare al personale del ristorante o della mensa le proprie esigenze, chiedere chiarimenti su preparazione e contaminazione incrociata.

Portare con sé i farmaci salvavita: adrenalina autoiniettabile, antistaminici e un piano di emergenza indicato dal medico. Informare familiari e amici sull’uso dell’autoiniettore in caso di crisi.

Alternative e sostituzioni: grazie al biologo nutrizionista, è possibile trovare fonti proteiche e nutrienti adeguati per evitare carenze quando si elimina un alimento importante, come latte o frutta a guscio.

Educazione e consapevolezza: partecipare a gruppi di supporto e leggere risorse affidabili aiuta a restare aggiornati su nuove normative, etichette e prodotti per allergici.

L’importanza di una diagnosi corretta

Affidarsi a test fai-da-te o a diete troppo drastiche senza controllo professionale può portare a errori, carenze e false allergie. Un’errata esclusione di cibi nutrienti può provocare deficit vitaminici o proteici, soprattutto in bambini e anziani.

Solo una diagnosi basata su protocolli validati riduce il rischio di reazioni gravi e permette di stilare un piano alimentare sicuro e nutriente.

Ruolo dello Studio Medico Associato Malaguarnera

Al dott. Michele Malaguarnera e al dott. Stefano Malaguarnera unisce una visione integrata. L’allergologo analizza le reazioni immunitarie, il nutrizionista costruisce un percorso alimentare che salvaguarda la salute e il benessere complessivo.

Lo studio a Catania offre:

  • valutazioni allergologiche complete,
  • test cutanei e di laboratorio,
  • consulenze nutrizionali personalizzate,
  • supporto per gestire emergenze e stili di vita.

Con un approccio multidisciplinare, ogni paziente riceve un piano su misura, scientificamente solido e sostenibile nella quotidianità.

Non sottovalutare sintomi e reazioni sospette dopo i pasti. Rivolgiti a uno specialista per una diagnosi precisa e un piano alimentare sicuro. La prevenzione inizia da un corretto riconoscimento delle tue allergie alimentari.



Allergie alimentari strategie per gestire il Natale

Allergie alimentari: strategie per gestire il Natale

Il Natale è un momento di convivialità e condivisione, ma per chi soffre di allergie alimentari può trasformarsi in una fonte di stress. Tavole imbandite, cene con amici e parenti, aperitivi per scambiarsi gli auguri nascondono spesso allergeni potenzialmente pericolosi. Ma non serve trasformarsi nel Grinch: con una buona pianificazione e alcune accortezze è possibile vivere le festività senza rischi. Ecco alcune strategie per gestire le allergie alimentari durante le festività natalizie.

    1. Comunica chiaramente le tue allergie

      Se partecipi a pranzi o cene organizzate da amici o parenti, informa in anticipo chi ti ospita sulle tue allergie. Spiega quali alimenti devono essere evitati e suggerisci alternative sicure. Non avere paura di essere specifico: una comunicazione chiara è fondamentale per prevenire contaminazioni accidentali.

    2. Porta piatti sicuri

      Un modo per evitare rischi è portare con te uno o più piatti che puoi consumare tranquillamente. Questo non solo ti garantisce un’opzione sicura, ma può anche essere un’occasione per condividere con gli altri una ricetta che rispetta le tue esigenze alimentari.

    3. Crea un menù inclusivo

      Se sei tu l’organizzatore, pensa a un menù che tiene conto delle diverse esigenze alimentari dei tuoi ospiti. Molti piatti natalizi possono essere adattati alle esigenze di chi ha allergie alimentari. Esistono numerose alternative agli ingredienti tradizionali, come farine senza glutine, latte vegetale o sostituti delle uova. Non esitare a sperimentare nuove ricette che rispettino le esigenze di tutti.

    4. Utilizza una buona dose di creatività

      Il Natale è famoso per i dolci tradizionali come pandoro, panettone e biscotti. Per chi soffre di allergie, però queste delizie possono risultare proibitive. Considera di preparare dolci fatti in casa utilizzando ingredienti sicuri. Sul web si trovano tante ricette per dolci natalizi senza allergeni.

    5. Fai attenzione agli ingredienti “nascosti”

      Durante il Natale, molti piatti contengono ingredienti comuni che possono scatenare allergie, come frutta secca, latticini, uova o crostacei. Leggere attentamente le etichette degli alimenti confezionati è un passaggio fondamentale per evitare spiacevoli sorprese. La presenza di allergeni deve essere indicata, ma fai attenzione anche alla possibilità di contaminazioni crociate, spesso riportate con diciture come “può contenere tracce di…”.

    6. Previeni la contaminazione

      Anche in una cucina domestica, la contaminazione può rappresentare un pericolo. Assicurati che gli utensili, le superfici e le mani siano pulite prima di iniziare. Piccoli gesti, come usare una posata diversa o un tagliere pulito, possono fare una grande differenza.

    7. Impara a gestire le situazioni di emergenza

      Chi ha un’allergia alimentare dovrebbe avere sempre con sé i farmaci prescritti, come l’adrenalina autoiniettabile o gli antistaminici. Assicurati che siano facilmente accessibili e verifica che non siano scaduti. È anche utile informare amici e familiari su come intervenire in caso di emergenza.

    8. Sensibilizza sulle allergie

      Il Natale è anche un momento per sensibilizzare amici e familiari sulle allergie alimentari. Spiega le tue esigenze con calma e chiarezza, sottolineando che le precauzioni non sono una scelta ma una necessità. Spesso una maggiore consapevolezza può trasformarsi in supporto e collaborazione.

    9. Rilassati e goditi la festa

      Infine, ricorda che il Natale non riguarda solo il cibo: il calore della famiglia, i momenti condivisi e il piacere dello stare insieme sono ciò che rende speciale questa festività. Con le giuste strategie, puoi vivere il Natale serenamente, evitando situazioni di rischio e concentrandoti sulla gioia del momento.

Proteggi la tua salute, vivi il Natale senza pensieri! Gestire le allergie alimentari durante il Natale richiede un po’ di organizzazione, ma con le giuste precauzioni è possibile godersi pienamente le festività.
Per ulteriori consigli personalizzati, prenota una visita specialistica con il dr. Michele Malaguarnera e trascorri le feste in sicurezza!

Tutti i rischi delle allergie alimentari

Tutti i rischi delle allergie alimentari

Tra le patologie che aumentano di incidenza in estate si possono annoverare anche le allergie alimentari. L’estate non è solo sinonimo di sole e attività all’aperto, ma anche di picnic, cene e viaggi, che offrono spesso l’opportunità di assaggiare nuovi cibi. Questo incremento nel consumo di cibo fuori casa e l’esposizione a una maggiore varietà di alimenti possono aumentare il rischio di allergie alimentari. Un problema che si manifesta con reazioni anche molto violente fino allo shock anafilattico.

Quando un alimento diventa un “nemico” per la salute?

L’allergia è una condizione in cui il sistema immunitario riconosce una sostanza estranea normalmente innocua (detta allergene) come se fosse un agente aggressivo da cui difendersi. In chi è predisposto innesca quindi la produzione di un tipo di anticorpi, le immunoglobuline E (IgE), che scatenano una reazione allergica più o meno violenta e causano sintomi, infiammazione e patologie a carico di differenti organi e apparati. L’allergia alimentare, in particolare, è una reazione del sistema immunitario a un determinato cibo, percepito dall’organismo come nocivo: anche una piccola quantità dell’alimento allergizzante può scatenare la reazione, che si può manifestare con problemi digestivi, orticaria, gonfiori.

Come si manifesta l’allergia alimentare?

La gravità delle allergie varia da persona a persona e può andare da una lieve irritazione all’anafilassi. I sintomi delle allergie alimentari possono essere molto diversi tra loro. Comprendono:

  • bruciore o formicolio alla bocca
  • eruzioni cutanee
  • gonfiore delle labbra, della lingua, della gola, del volto
  • difficoltà a deglutire
  • congestione nasale
  • problemi respiratori
  • dolori addominali
  • nausea, vomito, diarrea
  • vertigini o svenimenti
  • shock anafilattico

Quali sono i cibi più a rischio?

Latte, uova, arachidi, pesce, soia e frumento: sono gli alimenti, causa di reazioni allergiche per circa 7% di bambini italiani, cui si aggiungono molluschi, nocciole e frutta con guscio messi al bando dal 3% della popolazione adulta. Arrivare però a capire con certezza quale, fra questi cibi, sia proprio quello nocivo per l’organismo non è affatto semplice. Perché spesso i pazienti si affidano al ‘fai da te’ o a test inutili (come quelli del capello o della forza muscolare) che non hanno fondamento scientifico, ma costosi in termini economici, di prevenzione e salute.

Come si arriva alla diagnosi?

Non esiste un test standard per confermare o escludere la presenza di una allergia alimentare. La descrizione dei sintomi, la presenza di allergie alimentari in famiglia, un approfondito esame fisico che porti a escludere o individuare altri problemi aiuteranno il medico nella diagnosi. Indispensabile, sarà poi sottoporre il paziente ai test per le allergie. L’esame che più di frequente viene utilizzato è il prick test che consiste nell’applicazione sottocute delle sostanze che si sospettano possano causare allergia (allergene) e nella valutazione della reazione che ne deriva.

Come prevenire le allergie alimentari?

Il modo migliore per prevenire una reazione allergica è quello di conoscere ed evitare gli alimenti che ne sono alla base. È bene, quindi leggere con attenzione le etichette degli alimenti e se si è già stati vittima di una reazione allergica grave, indossare un segno di riconoscimento (braccialetto o medaglietta) che permetta ad altri di sapere di cosa si soffre nel caso non si sia in grado di comunicare. In vacanza, soprattutto all’estero, è opportuno sapere con esattezza cosa si ordina per evitare possibili reazioni allergiche causate da alcuni ingredienti.

Cosa fare in caso di shock anafilattico?

Nelle persone predisposte, l’allergia alimentare può portare a reazioni gravi, tra le quali la più pericolosa è lo shock anafilattico. L’anafilassi è una grave e generalizzata reazione allergica che si manifesta improvvisamente (da pochi minuti a massimo 2 ore dal contatto con la sostanza a cui si è allergici), coinvolgendo più apparati. Si manifesta con un abbassamento improvviso della pressione sanguigna e una restrizione delle vie respiratorie con blocco della respirazione e, se non trattata tempestivamente, può portare anche alla morte. In caso di segni di shock anafilattico, quindi, la prima cosa da fare è chiedere immediatamente un intervento medico (chiamando il 112 o recandosi in Pronto Soccorso). Se disponibile, deve essere somministrata dell’adrenalina (epinefrina) attraverso un auto-iniettore. Questo dispositivo, spesso prescritto a persone con allergie potenzialmente gravi o che hanno già avuto un’anafilassi, consiste in una siringa che, premuta contro la coscia, inietta una singola dose di farmaco. L’uso immediato di un auto-iniettore consente il mantenimento dei valori di pressione e battito cardiaco in modo da consentire l’intervento dei soccorsi, in molti casi un salva-vita.

Non sottovalutare i rischi delle allergie alimentari! Le allergie alimentari sono una minaccia seria e crescente. È fondamentale prendere misure preventive ed essere preparati per gestire eventuali emergenze.
Prenota una visita specialistica con il dr. Michele Malaguarnera per una diagnosi accurata e un piano di gestione personalizzato.

Allergia o intolleranza alimentare

Allergia o intolleranza alimentare?

Che differenza c’è tra allergie e intolleranze? Si sente spesso parlare di allergie e intolleranze alimentari quasi come fossero sinonimi, mentre in realtà sono due patologie ben distinte, confuse, probabilmente, a causa di alcuni sintomi comuni. I due termini “allergia” e “intolleranza” indicano entrambi una reazione indesiderata del nostro organismo a una determinata sostanza, ma dal punto di vista clinico sono completamente diverse.

L’allergia alimentare è una reazione ad alimenti o a componenti alimentari (proteine) che attiva il sistema immunitario.

Quando si soffre di allergia alimentare il sistema immunitario identifica erroneamente un alimento specifico o una sostanza in esso presente come qualcosa di nocivo (allergene), per neutralizzarlo rilascia quindi anticorpi (immunoglobuline E, note anche come IgE). I sintomi dell’allergia sono dovuti al rilascio, da parte dell’organismo, di mediatori chimici (istamina) in risposta alla reazione immunitaria scatenata dagli allergeni. Tra gli allergeni alimentari più diffusi vi sono le uova, il latte vaccino, la soia, il grano, i crostacei, la frutta, le arachidi e vari tipi di noci.

Per intolleranza il concetto è diverso: il sistema immunitario non viene coinvolto, di conseguenza non si scatena una risposta immunitaria.

Già l’etimologia del termine “intolleranza” indica l’incapacità di sopportare, di tollerare: in seguito ad un’assunzione abbondante di un determinato alimento, l’organismo “si ribella” perché non riesce a digerirlo correttamente. Le intolleranze alimentari sono, quindi, dovute ad abitudini alimentari errate e abusi protratti di alcuni alimenti. Inoltre, si possono manifestare sino a 72 ore dopo l’ingestione dell’alimento con disturbi confondibili con altre sintomatologie. Un tipico esempio è l’intolleranza al lattosio: le persone che ne sono affette hanno una carenza di lattasi, l’enzima digestivo che scompone lo zucchero del latte.

L’unico fattore che accomuna, anche se solo in parte, le allergie alle intolleranze è la sintomatologia.

Comuni sono, infatti, gli effetti che si manifestano dopo una reazione allergica o un’intolleranza alimentare: dolori addominali, diarrea, nausea, gonfiore allo stomaco, prurito ed arrossamento della cute rappresentano i sintomi che si riscontrano in entrambe le problematiche. Di sicuro, comunque, i sintomi che si manifestano in un’allergia possono essere di maggior entità rispetto agli stessi che si verificano in un’intolleranza: le manifestazioni allergiche possono infatti sfociare anche in problemi respiratori, cardiorespiratori, fino alla forma più grave dello shock anafilattico.

Come devono essere trattate le allergie alimentari e le intolleranze alimentari?

Prima di tutto, è importante distinguere tra allergia e intolleranza. Il punto di partenza è un’anamnesi approfondita che indaghi, oltre ai sintomi (costrizione delle vie respiratorie, eruzioni cutanee, problemi gastrointestinali, etc.), le modalità di insorgenza e la presenza di fattori individuali favorenti lo sviluppo di un’allergia. Successivamente, dopo la visita clinica, lo specialista può procedere con il prick test che si effettua ponendo degli estratti allergenici sugli avambracci del paziente e pungendo successivamente con una lancetta o prescrivere un esame del sangue per la ricerca nel siero del paziente delle immunoglobuline IgE specifiche dirette contro l’alimento sospettato (Rast test). Infine, si può procedere con la somministrazione al paziente di piccole dosi dell’alimento sospettato (test di scatenamento) in ambiente controllato.

Va precisato che alcuni test che vengono effettuati per diagnosticare le intolleranze sono interamente privi di riscontri scientifici.

Ce ne sono vari, tutti inattendibili: test citotossico (si fa attraverso il contatto al microscopio delle cellule degli alimenti sospetti con i globuli bianchi del paziente), test del potenziale elettrico (che valutale modifiche della resistenza elettrica della cute a contatto con l’allergene), vega-test (che si effettua tramite punture della cute).

La diagnosi deve essere eseguita da un allergologo attraverso un percorso che richiede competenze specifiche ed esperienza.

Il trattamento principale dell’allergia alimentare consiste nell’evitare l’ingestione degli alimenti che causano allergia. Bisogna leggere attentamente le etichette dei prodotti commerciali che potrebbero contenere gli allergeni in tracce (ad esempio uovo o latte contenuti nei biscotti). Data la possibile gravità delle reazioni, ai pazienti con allergia alimentare è necessario prescrivere un kit di emergenza che contenga adrenalina auto-iniettabile, l’unico medicinale in grado di risolvere reazioni potenzialmente fatali. Se una persona è invece intollerante, può comunque continuare ad assumere quel dato alimento, ma a piccole dosi: a volte è suggerita l’astensione totale per brevi periodi, in modo da ricreare il patrimonio enzimatico necessario alla digestione dell’alimento.

Se sospetti di essere allergico o intollerante ad alcuni alimenti lo studio medico Malaguarnera di Catania, grazie alla presenza di specialisti in Allergologia e Nutrizione, potrà fornirti una diagnosi differenziale e il conseguente trattamento con un adeguato piano alimentare che ti permetta di evitare gli alimenti a rischio (dieta di esclusione). Prenota una visita specialistica chiamando i seguenti numeri: 0957150323 / 3471143326.

Sindrome LTP allergie alimentari

Allergie alimentari? E se fosse la sindrome LTP (Lipid transfer protein)

LTP è l’acronimo di Lipid Trasfer Protein (Proteine di Trasporto dei Lipidi), piccole proteine presenti in moltissimi alimenti di origine vegetale. Si tratta di composti che svolgono un’importante funzione di difesa dagli agenti esterni e dalle infezioni, sia per la pianta che per il frutto. Per questo motivo, le LTP si ritrovano molto più facilmente negli strati esterni, ad esempio nella buccia del frutto.

Sebbene possa sembrare una sigla nuova e non molto conosciuta, in realtà l’allergia alimentare a queste proteine è una delle più frequenti nell’area del Mediterraneo raggiungendo il 2,5% della popolazione adulta e fino al 4% dei bambini.

Allergeni appartenenti alla famiglia delle LTP sono stati identificati nella frutta, compresa quella con guscio, nei vegetali, nei cereali, ma anche nei pollini e nel lattice.

Non tutte le fonti allergeniche si rendono responsabili di reazioni allergiche: queste sono scatenate in particolare dall’assunzione di frutta appartenente alla famiglia delle Rosaceae soprattutto dall’assunzione di pesca o mela, più raramente di prugna, albicocca, ciliegia, uva, pera. La pesca costituisce indubbiamente un alimento problematico per chi sospetta di essere affetto da questa allergia. È stato infatti dimostrato che questa proteina è la principale causa di orticaria da contatto della pesca in quanto la peluria di questo frutto contiene grandi quantità di LTP. Sono frequenti reazioni allergiche osservate per assunzione di frutta con guscio come nocciole, noci, arachidi.

Di solito si osservano reazioni a più di un alimento a causa della cross-reattività tra le diverse LTP.

I pazienti sensibilizzati alle Proteine di Trasporto dei Lipidi possono presentare sintomi cutanei, respiratori, gastrointestinali e sistemici, fino allo shock anafilattico.

L’espressione clinica della sensibilizzazione alla LTP è quella tipica di un’allergia IgE mediata: compare entro un brevissimo tempo dall’assunzione di un alimento che contiene l’allergene e raggiunge la massima espressione in pochi minuti e non oltre poche ore (di solito 2), con l’eccezione della forma sforzo dipendente, che può manifestarsi fino a 4 ore dopo. Le reazioni possono essere scatenate dall’incontro classico con l’allergene attraverso l’assunzione per via orale e più raramente per inalazione o contatto cutaneo. La manifestazione e la gravità dei sintomi sono estremamente variabili: accanto a soggetti sensibilizzati ma del tutto asintomatici, altri possono manifestare reazioni esclusivamente locali, come orticaria da contatto o sindrome orale allergica (SOA) e altri ancora sintomi più importanti quali vomito, dolori addominali violenti, orticaria, angioedema, asma e reazioni sistemiche fino allo shock anafilattico.

Come per altre allergie IgE mediate, il sospetto diagnostico di allergia alle LTP si basa sull’associazione della positività delle IgE specifiche e di una storia clinica positiva per una recente reazione allergica dopo assunzione di un alimento (soprattutto frutta e verdura) che contenga LTP.

La dimostrazione della sensibilizzazione allergica può essere ottenuta sia con i test cutanei (prick test) che con il dosaggio delle IgE specifiche su siero.

Come tutte le allergie alimentari una rigorosa dieta di eliminazione è necessaria per evitare che si manifestino reazioni allergiche.

Le LTP sono proteine termoresistenti e gastroresistenti, per cui l’allergenicità non viene ridotta dalla cottura o dai succhi gastrici dello stomaco. Per questo è bene evitare l’assunzione e/o associazione degli alimenti crudi o cotti contenenti LTP specificati dal medico sulla base della storia clinica, della risposta ai test allergologici, all’omologia di struttura e/o alla concentrazione di LTP. Si raccomanda di assumere frutta fresca, precedentemente tollerata, sempre dopo averla lavata e sbucciata accuratamente.

Non dovranno essere assunti alimenti contenenti LTP in associazione a F.A.N.S. e/o alcolici.

Data la diffusa distribuzione delle LTP nel mondo vegetale e la varietà di espressione clinica che caratterizza l’allergia alle LTP, sono necessarie conoscenze allergologiche approfondite per una gestione ottimale di tale condizione clinica.

Lo studio medico Malaguarnera di Catania, grazie alla presenza di specialisti in Allergologia e Nutrizione, permette una buona formazione del paziente con un piano alimentare che gli permetta di evitare gli alimenti a rischio e, in caso di necessità, di riconoscere le reazioni allergiche e gestirle in base alla gravità.
Prenota una visita specialistica chiamando i seguenti numeri:
0957150323 / 3471143326

Allergia alimentare

Come riconoscere un’allergia alimentare

Cresce il numero degli italiani allergici agli alimenti. Quando si soffre di allergia alimentare il sistema immunitario identifica erroneamente un alimento specifico o una sostanza in esso presente come qualcosa di nocivo (allergene): per neutralizzarlo rilascia quindi anticorpi (immunoglobuline E, note anche come IgE). Potenzialmente qualunque alimento è in grado di indurre allergia, infatti sono stati riportati più di 170 alimenti come causa di reazioni allergiche anche se solo una minoranza di questi è responsabile della maggior parte delle reazioni.

La gravità delle allergie varia da persona a persona e può andare da una lieve irritazione all’anafilassi.

Uno dei primi elementi che può indurre più facilmente a sospettare di un’allergia alimentare è la stretta correlazione tra l’insorgenza dei sintomi e l’ingestione di un alimento. In genere i primi disturbi appaiono dopo pochi minuti, o anche già durante, l’assunzione del cibo. I più comuni sono:

  • bruciore o formicolio alla bocca
  • eruzioni cutanee
  • gonfiore delle labbra, della lingua, della gola, del volto
  • difficoltà a deglutire
  • respiro affannato
  • congestione nasale
  • problemi respiratori
  • mal di pancia, vomito, diarrea
  • vertigini o svenimenti
  • abbondante lacrimazione
  • starnuti ripetuti
  • shock anafilattico (in casi estremi).

Latte, uova, arachidi, pesce, soia e frumento: sono gli alimenti, causa di reazioni allergiche per circa 7% di bambini italiani, cui si aggiungono molluschi, nocciole e frutta con guscio messi al bando dal 3% della popolazione adulta.

Arrivare però a capire con certezza quale, fra questi cibi, sia proprio quello nocivo per l’organismo non è affatto semplice. Perché spesso i pazienti si affidano al ‘fai da te’ o a test inutili (come quelli del capello o della forza muscolare) che non hanno fondamento scientifico, ma costosi in termini economici, di prevenzione e salute.

Non esiste un test standard per confermare o escludere la presenza di una allergia alimentare.

La descrizione dei sintomi, la presenza di allergie alimentari in famiglia, un approfondito esame fisico che porti a escludere o individuare altri problemi aiuteranno il medico nella diagnosi. Indispensabile, sarà poi sottoporre il paziente ai test per le allergie. Tra questi ci sono:

Prick test

È un test cutaneo che prevede l’apposizione sulle braccia del paziente di una goccia dell’estratto degli allergeni che viene successivamente fatta penetrare nella pelle mediante una minima puntura con lancette sterili monouso. Qualora il soggetto sia allergico, nell’arco di 20 minuti comparirà un pomfo nella sede della puntura e il test sarà considerato positivo.

Prick by prick

È un test cutaneo che si basa sull’impiego diretto dell’alimento ritenuto allergizzante. In casi di non disponibilità di un estratto allergenico per l’alimento sospetto o per aumentare la sensibilità del test, può il prick test essere eseguito con alimenti freschi.

Rast test o test di radio-allergo-assorbimento

È un esame del sangue in grado di misurare la risposta del sistema immunitario a determinati alimenti controllando la quantità nel sangue delle immunoglobuline E (o IgE).

Può inoltre essere proposta al paziente anche una “dieta a eliminazione” di alcuni alimenti che, dopo un certo periodo di tempo, verranno reintrodotti uno alla volta, dando la possibilità al medico di collegare la sintomatologia a specifici cibi.

Immunoterapia orale desensibilizzazione trattamento allergie alimentari

Immunoterapia orale, o desensibilizzazione, nel trattamento delle allergie alimentari

Arachidi, frutta a guscio, uova, latte, soia, grano e alcuni tipi di pesce. Sono fra i principali allergeni alimentari e circa l’1-2% degli adulti (la percentuale sale fino al 5% in età pediatrica) ha reazioni avverse di natura allergica ad alcuni di questi cibi. Attualmente la gestione standard dell’allergia alimentare prevede la dieta di esclusione e il ricorso ai farmaci di emergenza in caso di reazione avversa. Nonostante una dieta di esclusione rigorosa, si stima che ciascun paziente presenti in media una reazione avversa ogni 1-4 anni, dovuta alla presenza di tracce nascoste di allergene o a fenomeni di contaminazione. Per questo motivo è auspicabile fare ricorso ad approcci terapeutici, che possano curare realmente le allergie alimentari e non semplicemente escludere gli alimenti dalla propria dieta.

Un metodo per rendere l’organismo meno suscettibile ad un dato alimento è la desensibilizzazione, o immunoterapia orale, che consiste nella somministrazione controllata e ripetuta di piccoli quantitativi crescenti dell’allergene.

Al paziente viene fatta ingerire quotidianamente la sostanza allergizzante, partendo da una dose minima (al di sotto della sua soglia di reattività) e progredendo fino al raggiungimento di una porzione normale dell’alimento. I protocolli non sono univoci, possono prevedere un incremento rapido o lento della dose, fino a raggiungere quella di mantenimento quotidiana compresa tra 300 e 4000 mg di proteine. Una volta terminata la terapia, per non perdere la protezione ottenuta il paziente assumerà l’alimento per un periodo variabile tra i 6 mesi e i 5 anni.

L’obiettivo è innalzare la soglia di tolleranza, ridurre il rischio di reazioni gravi in caso di contatto involontario e, in generale, migliorare la qualità di vita.

I vantaggi dell’immunoterapia orale (OIT) sono innegabili: protezione dall’assunzione accidentale dell’alimento; reintegrazione dell’alimento nella dieta normale; risoluzione definitiva dell’allergia. La somministrazione della terapia e il dosaggio degli alimenti devono avvenire sempre sotto stretto controllo medico.

Una volta chiarito di cosa si tratta, di seguito rispondo alle domande che mi vengono maggiormente poste dai pazienti per spiegare in modo chiaro e semplice i benefici dell’immunoterapia orale per le allergie alimentari.

L’immunoterapia orale può trattare tutte le allergie alimentari?

Fino ad oggi è stata applicata con successo alle allergie alle noci, alle arachidi, al sesamo, alla soia, alle leguminose, ad alcuni cereali (orzo, grano, segale), al latte, alle uova e ai gamberi. Sfortunatamente, non è stata applicata con successo alle allergie a frutta e verdura, a causa della scarsa concentrazione di proteine di questi alimenti.

Esistono altre terapie per le allergie alimentari?

Sì, ci sono diversi approcci terapeutici alle allergie alimentari. L’immunoterapia cutanea (EPIT) prevede l’applicazione di un piccolo patch sulla cute che rilascia l’allergene e viene sostituito circa ogni 24 h. È stata studiata per il trattamento delle allergie al latte e alle arachidi e si è dimostrata efficace soprattutto nei bambini più piccoli. L’impiego dell’Immunoterapia sottocutanea (SCIT) con iniezioni di estratto allergenico è limitato dall’alto rischio di reazioni avverse gravi. La terapia biologica con omalizumab, un anticorpo monoclonale umanizzato di classe IgG1, negli ultimi anni è stata applicata, in aggiunta all’OIT, anche nella terapia delle allergie alimentari. Una novità per il trattamento dell’allergia all’arachide è il vaccino a DNA. ASP0892 (ARA LAMP Vax), un vaccino multivalente (Ara h1, h2, h3) per cui è in corso uno studio per valutare il profilo di sicurezza e la tollerabilità. La ricerca nel campo della terapia per l’allergia alimentare è in rapida espansione, come testimoniato dai molteplici trial clinici in corso. In ogni caso è sempre opportuno identificare i soggetti con una più alta probabilità di allergia persistente e selezionare la terapia più adatta. Ad oggi, però, l’OIT ha mostrato i risultati più promettenti in termini di efficacia e sicurezza.

A quali età è possibile iniziare la desensibilizzazione?

Ogni soggetto dovrà valutare il proprio caso con l’allergologo. Le linee guida EAACI (European Academy of Allergy and Clinical Immunology) consigliano di considerare l’impiego dell’OIT per le forme persistenti di allergia alimentare al latte, all’uovo e all’arachide nei bambini a partire dall’età di 4-5 anni. I trial condotti hanno evidenziato che la maggior parte dei soggetti trattati raggiunge la desensibilizzazione, mentre la tolleranza o “post desensitization effectiveness”, ossia la possibilità di assumere l’alimento senza presentare reazioni avverse, dopo un periodo in cui il soggetto non sia stato esposto all’allergene, è meno comune. Nel caso di allergie alle uova e alle arachidi, dopo 4 o 5 anni di trattamento, il 50% dei soggetti può considerarsi guarito dall’allergia (non ha più bisogno di assumere quotidianamente le dosi dell’alimento). La percentuale di successo sale all’80% quando i soggetti iniziano la desensibilizzazione tra i 9 e i 36 mesi di età.

Si possono verificare delle complicazioni?

Chi inizia il trattamento di immunoterapia orale può riportare inizialmente delle reazioni allergiche, anche se lievi, come prurito alla bocca e disturbi gastrici. Raramente è stato necessario intervenire con dosi di adrenalina. Il 2,7% dei pazienti ha reagito con un’infiammazione cronica dell’esofago (con difficoltà di deglutizione), che si è risolta sospendendo il trattamento di desensibilizzazione. Per tutti questi motivi, un percorso del genere deve essere effettuato solo in centri allergologici specializzati nei trattamenti desensibilizzanti e sotto il controllo di personale medico esperto, mentre sono assolutamente da evitare i tentativi fai da te!