Dieta Chetogenica

Dieta chetogenica: come funziona e a chi è consigliata

Ultimamente si sente sempre più spesso parlare di dieta chetogenica. Ma questo regime alimentare è accompagnato da tantissimi interrogativi: Fa perdere peso? Quali sono i vantaggi? Possono esserci delle controindicazioni o effetti collaterali? È adatto a tutti? Se c’è una dieta la cui natura è spesso fraintesa è proprio la dieta chetogenica. Esaltata da alcuni come mezzo efficacissimo per il dimagrimento, demonizzata da altri, è in realtà uno strumento importante che utilizzato con le dovute precauzioni e sempre sotto controllo medico può garantire risultati rilevanti dove altri metodi spesso falliscono.

La premessa su cui si basa la dieta chetogenica è la capacità del nostro organismo di utilizzare con grande efficacia le riserve lipidiche quando la disponibilità di carboidrati viene notevolmente ridotta.

Secondo le linee guida di una corretta alimentazione, elaborate dalla Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), in un’alimentazione sana e bilanciata la percentuale di proteine deve aggirarsi intorno al 12-15% delle chilocalorie introdotte ogni giorno con il cibo. Il restante apporto dovrebbe derivare per lo più dai carboidrati (45-60%) e in secondo luogo dai grassi (25-35%). Nella dieta chetogenica, rispetto alle linee guida della SINU, la percentuale di carboidrati viene ridotta circa al 10%; le proteine vengono aumentate solo di poco, mentre l’apporto di grassi può arrivare anche oltre il 60% delle chilocalorie consumate.

Così facendo si favorisce la mobilizzazione dei grassi di deposito per la produzione di energia e la comparsa di una condizione metabolica particolare detta chetosi (o acetonemia), cioè un accumulo nel sangue di corpi chetonici, sostanze che si formano quando si utilizzano i grassi per produrre energia.

La dieta chetogenica non è per tutti. Prima di consigliarla bisogna valutare lo stato generale di salute per evidenziare possibili controindicazioni, definire gli obiettivi e i tempi massimi di durata della dieta, programmare la dieta per permettere una graduale uscita dalla fase di chetosi.

È perciò una terapia vera e propria che deve essere eseguita sotto il controllo di uno specialista e non sulla base del “fai da te”.

L’autogestione potrebbe esporre la persona a carenze o inadeguatezze nutrizionali. Una volta valutato lo stato di salute generale, la dieta chetogenica deve essere prescritta adattandola alla persona e agli obiettivi che si vogliono raggiungere. Nell’elaborazione dello schema alimentare, ogni pasto deve essere strutturato nel rispetto di un rapporto chetogenico tra i nutrienti, ovvero i grammi di grassi, proteine e carboidrati devono essere calcolati in modo accurato così che si possa determinare una corretta condizione di chetosi. Come si può facilmente intuire i diversi alimenti possono avere effetti differenti sulla condizione di chetosi incidendo su di essa positivamente o negativamente: i carboidrati hanno un ruolo anti-chetogenico, ovvero allontanano il metabolismo dalla condizione di chetosi; al contrario, proteine e grassi sono pro-chetogenici, vale a dire che favoriscono l’instaurarsi della chetosi.

Una volta iniziata la dieta chetogenica, inoltre, è necessario uno stretto controllo del suo andamento e dei suoi effetti programmando visite periodiche.

Ma quando è consigliata una dieta chetogenica? È un regime alimentare che può avere diversi campi di applicazione:

  • Obesità o sovrappeso: per chi vuole calare velocemente di peso (per ritornare in forma post gravidanza, per donne in menopausa, prima di interventi di chirurgia bariatrica).
  • Diabete di tipo 2. La dieta chetogenica agisce sulla regolazione della glicemia non solo in conseguenza alla rapida perdita di peso, ma anche in seguito ad altri fattori indipendenti dalla sola restrizione calorica. Migliora glicemia, emoglobina glicata e sensibilità all’insulina.
  • Sindrome metabolica. La dieta chetogenica migliora tutti i parametri: la perdita di peso comporta la diminuzione del rischio cardiovascolare. Infatti è sufficiente una riduzione del 5% del peso iniziale per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari in un soggetto obeso.
  • Epilessia: nei bambini e nei giovani che soffrono di qualche forma di epilessia è stato dimostrato che una dieta ricca di grassi e povera di carboidrati ha benefici effetti sull’attività dei neuroni cerebrali, in particolare nei casi in cui la terapia farmacologica risulta meno efficace.
  • Emicrania e apnee del sonno. Ci sono diversi studi che dimostrano come questo regime alimentare può avere effetti benefici nel trattamento di queste patologie.

È, invece, fortemente controindicata in presenza di:

  • Insufficienza renale, in quanto con creatininemia superiore a 1.5mg/dl si deve ridurre l’apporto normale di proteine.
  • Insufficienza epatica grave, perché gli acidi grassi vengono ossidati a livello del fegato.
  • Diabete di tipo 1 perché si va in chetoacidosi.
  • Insufficienza cardiaca per il rischio di un’errata gestione del sodio.
  • Gravidanza e allattamento
  • Disturbi psichico del comportamento
  • Ragazzi in crescita
  • Abuso di alcol e altre sostanze